LE GENEALOGIE EUROPEE IBERICHE DELLA STORIA DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA

re di Spagna

La storia dell’integrazione europea non può prescindere dalle dinastie dei Re di Spagna o iberiche che a partire dai primi decenni dell’VIII secolo divennero regali nell’antica Diocesi Hispania dell’Impero romano posta aldilà della catena montuosa dei Pirenei. Pur circondati per secoli dai mussulmani, gli antichi regna cristiani furono vincolati alle tradizionali auctoritas cristiane divenendo protagoniste dell’Europa Unita sin dall’epoca medievale, soprattutto per i legami di sangue con le principali genealogie europee.

L’invasione dei Saraceni del 711 aveva posto fine al regna Christianorum dei Visigoti, approfittando dell’assedio cui erano sottoposti i Bizantini e dell’assalto in corso dei Longobardi alla Chiesa di Roma. Nella Battaglia di Poiters (732) gli Europei, alleati sotto Carlo “detto il martello”, fermarono l’avanzata dell’Islam in Pars Occidens, accrescendo così il prestigio dei Carolingi nel mondo cristiano.

L’organizzazione dell’Impero carolingio includeva inizialmente le Marche di Spagna, nelle vallate dei Pirenei, fra cui Navarra, Pamplona, Aragona, Andorra, Catalunya e Barcellona. Più a occidente, popoli celtiberi e baschi sfuggiti al controllo dei Visigoti e dei mussulmani sui monti delle Asturie, della Galizia e della Cantabria, si resero indipendenti in piccoli regni dove si infiltrarono alcune famiglie dell’aristocrazia visigota (Primates), che avevano controllato il potere sin dall’immigrazione del VI secolo insieme ai Vescovi locali, nel solco della tradizione giuridica/politica romana ma in conflitto con l’Impero bizantino.

Il resto dell’ex-Diocesi iberica fu incluso nell’Emirato dei Berberi (Al-Andaluz) governato dai superstiti della dinastia dei Omayyadi, che ancora teneva il Califfato di Damasco. Mentre gli Arabi si insediavano nelle antiche città romane e visigote, i Berberi presero a popolare le campagne islamizzando il paese con la lingua, il culto, gli usi e costumi arabi, considerando i Cristiani e i Giudei quali uomini liberi (dhimmi), sebbene sottomessi all’Islam. Invece, nei vari centri indipendenti romano-visigoti del nord, i locali (mozarabi) vivevano riuniti in comunità autonome rette da un Comes di ascendenza gota ed ereditario, vigenti il codice visigoto (Fuero Juzgo) e la religione cristiana ortodossa.

Con la vittoriosa battaglia di Covadonga (722) i ribelli del nord cacciarono gli invasori, instaurando il Principato delle Asturie sotto Pelayo della stirpe degli ultimi re visigoti, cui succedette il genero Pedro della dinastia regale visigota dei Tervingi, capostipite della Casa dei Perez che tenne i regni di Asturie, di Galizia e di Cantabria dal 739 al 1037: essi furono pertanto i primi re di Spagna e governarono col motto “populatio patrie et restauratio ecclesiae”, in continuità con la tradizione romana-cristiana-gotica, istituendo nuovi castra (in Castilla) e nuovi monasteri ispirati alla “rinascita carolingia” di Carlo Magno.

Con l’episodio della morte del Paladino Roland (protagonista della Chanson de geste), nacque l’alleanza fra i regni iberici e i Franchi per la difesa comune della Cristianità contro l’Islam: fu il primo esempio dell’integrazione europea! Cosicché Alfonso III “detto il grande”, primo Re di Leòn, legò il Principato delle Asturie alla tradizione monastica romano-visigota e avviò il culto di Compostela e della Reconquista, sotto l’egida dell’Apostolo Giacomo “il maggiore” (detto anche “matamoros”): nasceva così lo spirito della regalità ispanica sacrale, ad imitazione di Re Davide e sul modello Rex Sanctus et Pius.

Intanto sui Pirenei le dinastie visigote dei Iniguez e dei Jimenez, discendenti da Semen Duca di Guascogna, si presero rispettivamente la città-fortezza di Pamplona e la regione della Navarra, impossessandosi del potere regale e divenendo marche carolinge incluse nel Regnum Francorum (814). Così avvenne anche per le marche di Andorra e di Aragona, rette da feudatari franchi filo-imperiali che ampliarono i loro possedimenti fino alla costa mediterranea, includendovi la Cerdagna, Urgel e Ribagorza: ma nel 972 la famiglia dei Galindez si estinse portando i feudi a Garcia III Sanchez dei Jimenez, i quali avevano da poco ereditato anche Pamplona e iniziavano ad imparentarsi con la Casa di Leòn.

Infine, la Marca di Catalunya sorse frapponendosi fra Franchi e Saraceni, controllata dalla dinastia franca dei Bellonidi provenienti da Rasez, dopo che avevano strappato la Contea di Barcellona ai Gellone (che avevano fondato l’Abbazia di Cluny nel 909): i nuovi marchesi conquistarono anche la Cerdagna, Urgel e Girona, dando vita a linee dinastiche che governarono la Marca di Andorra fino al XIII secolo e le contee di Ampurias e di Besalù, ereditarie delle ultime gocce di “sangue blu” dei Provenza.

Nel corso del X secolo iniziò l’infinita guerra di liberazione dell’Iberia dagli islamici, grazie all’alleanza di tutti i regni cristiani che ottennero importanti vittorie sotto la guida di Ramiro II Re di Leòn. Anche se furono duramente sconfitti, divisi e resi tributari dal Califfo di Cordoba, il quale riuscì a conquistare la Catalunya e persino Compostela (997)! In quel frangente i Franchi non intervennero (ormai la Francia era in mano ai Capetingi), il che giustificò l’affrancamento di Borrell II Conte di Barcellona. La dinastia del Leòn era ormai in via di estinzione e il loro regno passò ai Lara Conti Castiglia e poco dopo a Ferdinando I dei Jimenez (1035), figlio di Sancho III “el mayor” Re di Navarra e Conte di Aragona. Il quale aveva ereditato anche la Castiglia e il Leòn in via matrimoniale: il nuovo re di Spagna concesse i Fueros a tutti i comuni e aprì le porte alla Congregazione di Cluny, prima di dividere i suoi immensi possedimenti fra i tre figli (cui assegnò i regni di Aragona, di Navarra e di Castiglia-y-Leòn, che da quel momento rimasero separati).

Il Regno di Castiglia-y-Leòn divenne egemone sulla Spagna, soprattutto quando con Alfonso VI Jimenez si convertì al rito romano (per volontà di Papa Gregorio VII) e riuscì nella conquista di Toledo, grazie alla conduzione in guerra di El Cid Campeador, cavaliere e Signore di Valencia, e all’aiuto di miles “crociati” Europei invocati dalla Chiesa di Roma e provenienti principalmente dalla Francia.

Fra essi vi erano Enrico dei Capetingi, divenuto il primo Conte del Portogallo (1093) per concessione di Raymond dei Anscarici, il quale aveva sposato la figlia dell’ultimo re castigliano dei Jimenez mettendo sul trono il figlio Alfonso VII “detto l’imperatore”, incoronato col rito dell’unzione a Compostela (1023), fondatore della dinastia dei Castiglia-y-Leòn. Nel frattempo, la Catalunya e l’Aragona avanzavano a sud anche con l’aiuto dei Cavalieri Templari, favoriti dall’unione delle casate per l’estinzione dei Jimenez col matrimonio fra l’ultima Petronilla e Raimondo Berengario IV “detto il santo” (1164), la cui sorella diede continuità anche alla dinastia dei Castiglia-y-Leòn, mentre suo padre aveva ereditato la Contea di Provenza in via matrimoniale dall’ultima della casata carolingia.

Quella fu l’epoca della militarizzazione dell’Iberia mediante il sistema feudale regale di matrice carolingia-cristiana impostato sui Caballeros e sulle Villas (Ciudad o Castres), cui erano concessi diritti speciali e spesso assegnate agli Ordini di miles-monaci che interpretarono la Reconquista come una crociata contro gli Almoravidi. I nuovi padroni di Al-Andaluz avanzarono nuovamente in Castiglia ma persero le Isole Baleari, ad opera della marina della Repubblica di Genova, e l’antica Saragozza (1118) per mano di Alfonso I Re d’Aragona. Il quale, non avendo eredi, ideò di trasferire i suoi possedimenti ai Templari ma fu avversato dalle Cortes, che preferirono la divisione dei regni: pertanto la Navarra rimase alla dinastia Jimenez, mentre l’Aragona passava ai Bellonidi.

Iniziava anche l’epoca delle guerre fra i vari regni, o fra fratelli e consorti delle casate iberiche, che perdurò fino al XVI secolo, sostenuti dai vari Ordini di cavalieri iberici: “Ala di San Michele” e di “Aviz” in Portogallo; di “Calatrava”, di “Alcantara” e di “Santiago” in Castiglia-y-Leòn; di “Montesa” in Aragona erede dei disciolti Templari, che diedero vita anche ai nuovi ordini di “Gesù Cristo” in Aragona e in Portogallo a inizio del XIV secolo. Due regni che da quell’epoca si allontanarono dalla Castiglia e ne divennero rivali nella corsa espansionista nella penisola iberica e nel Mediterraneo.

I regni iberici si allearono ancora una volta per vincere la fondamentale Battaglia di Las Nava de Tolosa (1212), che aprì le porte dell’Andalusia e determinò il declino del Califfato, via, via inglobato nel Regno di Castiglia-y-Leòn. Che con Alfonso X “detto il saggio” si rese indipendente dalle potestas universalis cristiane, organizzato come uno stato moderno laico sull’esempio della Sicilia di suo cugino l’Imperatore Federico II: il sovrano introdusse l’antico codice romano-visigoto nelle regioni di nuova acquisizione, riproponendo così il modello Familia Reges regent per Christo, tipico della teologia imperiale bizantina del basso Medioevo. Egli mirava alla continuità fra gli antichi rex visigoti e la dinastia Anscarica, che si ergeva in supremazia rispetto alle vicine case regali e anche alle altre europee, tanto che il re castigliano concorse all’incoronazione imperiale durante il Grande Interregnum.

Posizione compromessa un secolo più tardi dalla guerra civile fra due fratellastri, figli di Alfonso XI: il primo, Pietro, era figlio di una donna della casa reale del Portogallo e aveva unito le figlie in matrimonio ai due Duchi di Lancaster e di York della dinastia reale d’Inghilterra dei Plantageneti; provocando la rivolta della nobiltà castigliana, appoggiata dal “bastardo” Enrico Conte de Trastàmara, che infine vinse la sfida coi Lara e unificò per sempre i regni di Castiglia e di Leòn (1369).

Cosa simile avvenne contemporaneamente nel Regno del Portogallo, dove fu Giovanni I Maestro dell’Ordine di Aviz, figlio illegittimo del re Pietro I e sposato alla figlia del Duca di Lancaster, a defraudare la linea primogenita legata alla casa castigliana per assumere il potere fondando la dinastia dei Aviz (1385). Da quel momento il regno atlantico ormai esteso fino all’Algarve, divenne autonomo ed entrò nel consesso della politica internazionale del tempo, inserendosi nei flussi commerciali marittimi con l’arcipelago britannico, le Fiandre e la Lega di Hansa.

Intanto, il Regno di Aragona-Catalunya entrava in competizione con la Francia e gli Angioini per il controllo del Mar Mediterraneo occidentale, annettendosi via, via le grandi isole di Corsica, di Sardegna e di Sicilia, dove istituì un nuovo regno (1282) che contese fino al XV secolo il Regno di Napoli e l’isola di Malta, emergendo come rivale delle grandi potenze marittime di Genova e di Venezia negli scambi con l’Oriente.

Le guerre di posizione fra i vari regni iberici furono continue, nonostante i ripetuti matrimoni incrociati fra le varie dinastie, tanto da potersi considerare una grande Familia Reges Christianorum. Che infine sorse con l’avvento degli Asburgo: estinta la dinastia dei Bellonidi (1410), la Corona di Catalunya-y-Barcelona era andata in eredità al figlio di Giovanni I di Castiglia, dal quale discendeva il ramo principale dei sovrani di Burgos: i due rami si riunificarono col famoso “matrimonio castigliano” fra Isabella I “detta la cattolica” e Ferdinando II Re d’Aragona, di Napoli, di Sicilia e di Sardegna, nonché pretendente al trono della Navarra. Regno che, dopo esser passato attraverso varie casate francesi (Blois, Capetingi, Evreux, Foix), fu infine diviso nel 1513 e in gran parte annesso al Regno di Spagna.

Il nuovo regno nacque per volontà dell’Imperatore Carlo V d’Asburgo detto “el fundador”, che divenne sovrano per un’incredibile sequenza di eventi di natura matrimoniale e giuridica che, alla fine, condussero all’estinzione della casata spagnola e all’unificazione della Castiglia all’Aragona (1516). In quel frangente, la lotta con la casa reale del Portogallo fu decisiva e aprì la nuova corsa alla conquista delle Colonie nel “nuovo mondo” appena scoperto da C.Colombo (che aveva offerto i suoi servigi ad entrambi i regni). Fu l’occasione utile per diffondervi il Cristianesimo: in ossequio alla missio divenuta il compito principale dei “cristianissima” re di Spagna, che intanto avevano posto fine per sempre al Califfato di Granada (1492) e avviato la più grande operazione di conversione forzata (“limpieza de sangre”) sia dei musulmani che degli ebrei ancora residenti in Spagna, altrimenti espulsi o perseguitati dalla “Santa Inquisizione” dei frati Domenicani e Gesuiti.

La sfida globale all’Islam fece della Spagna il nuovo defensor fidei dell’Ecclesia Christiana, che organizzò e vinse la Battaglia di Lepanto (1571) condotta da Don Giovanni figlio illegittimo dell’imperatore Carlo V, mentre conteneva la Protesta sul continente intervenendo dai Paesi Bassi e dall’Italia, che il nuovo Monarca universale aveva assoggettato al giogo spagnolo grazie all’alleanza con le principali famiglie ducali. Un impegno che costò ai re di Spagna fortune immense, in parte provenienti dalle miniere d’oro e d’argento del Sud America e in parte dalle esose imposte ai commercianti e agli allevatori, utili a sostenere anche l’imponente burocrazia di palazzo e la corposa stola di funzionari e cavalieri (hidalgos). Un modello che non resse agli eventi e portò la Spagna alla bancarotta finanziaria, alla sconfitta militare contro l’Inghilterra dei Tudor e, infine, a perdere la sua potenza militare con l’estinzione degli Asburgo ed il passaggio del trono ai Borbone.

Il Portogallo, che fra il 1580 e il 1640 era stato retto dai re di Spagna perché la dinastia Aviz si estinse con Sebastiano I, tornò all’indipendenza con la nuova Casa dei Braganza, discendente dal primogenito di Giovanni d’Aviz. Nonostante la perdita delle colonie asiatiche, era riuscita a mantenere il Brasile (elevato a impero) in virtù del famoso “trattato di Tordesillas”, che inaugurò l’epoca dello Ius Publicum Europeum, e gli altri possedimenti in Africa, da dove poté avviare le importazioni di spezie dall’Estremo Oriente lungo la rotta scoperta da V. Da Gama nel XVI secolo, così da inserirsi nel grande commercio internazionale atlantico controllato dall’Inghilterra.

La potenza economica inglese riuscì infine a sottomettere la casa portoghese alla propria influenza, approfittando dei sovrani inetti, corrotti e vanitosi del XVIII secolo, fino all’invasione del Duca di Wellington (1805) che liberò il paese dall’occupazione napoleonica e avviò la campagna di Spagna, conclusa con la gloriosa vittoria di Waterloo (1815). Ma l’influenza inglese ormai riguardava l’intero continente europeo e gran parte della Terra e portò infine all’instaurazione della nuova dinastia regale del Portogallo con Fernando II, appartenente alla casa dei Coburgo-Gotha (1837) e cugino diretto di Alberto consorte della Regina Vittoria, nonché nipote di Leopoldo primo Re del Belgio e zio di Ferdinando I Principe/Zar di Bulgaria. Tutto terminò con la proclamazione della Repubblica nel 1910, cui seguirono le varie dittature militari del XX secolo che inserirono il Portogallo nella Nato, prima di restaurare il sistema repubblicano nel 1975.

 

Un saggio che racconta la storia della dinastia più famosa della Spagna è cosa rara, se poi è stato scritto da J. Valdeòn Baruque, uno dei più importanti medievisti spagnoli, docente nelle più prestigiose università del paese e membro della Reàl Academia de Historia nonché esperto delle famiglie regali di Castiglia.

Tutto l’argomento delle “dinastie divine” e delle discendenze è trattato in modo più approfondito nella Parte IV del Libro. Per farsi un’idea più completa degli schemi genealogici e dei rapporti fra le casate e i regni/paesi europei vi invito a visionare le Appendici: un supporto utile a capire la storia dell’integrazione europei e le origini e radici dei popoli e degli Europei. Potrete aiutarvi anche consultando le Cartine storiche originali De Agostini allegate al fondo del libro. Approfondire l’argomento e l’intera materia consultando il Catalogo.

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