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Abstract Libro

Riportiamo qui un’Abstract del saggio pubblicato, con le sue parti più significative estrapolate dalla struttura testuale che potete visionare alla pagina Sommario

 

Introduzione

Dalla mitologia, alla filosofia classica, al Cristianesimo: quali principi e fondamenti concettuali radicati nel pensiero europeo sono utili all’integrazione culturale dell’Europa

 

Dove nasce l’Europa? Quali sono le sue radici culturali? Quale origine ha il suo popolo? Quali sono i confini naturali, fisici e geografici? Domande assai ricorrenti nel dibattito moderno sul ‘vecchio continente’, le cui risposte si trovano rileggendone la storia e il suo bagaglio culturale.

Europa era il personaggio di un antico mito greco: figlia del Re Agenore di Tiro, fu rapita da Zeus incarnatosi nelle sembianze di un toro che la ingravidò di Minosse, il noto Re-sacerdote di Creta, protagonista del culto del Minotauro e fondatore della civiltà minoica e mediterranea. Abbiamo qui già molti elementi su cui riflettere.

Per esempio, l’origine del nome sta nella Mitologia[1], compagna di viaggio delle prime civiltà mediterranee/mediorientali, parte del modo di vivere, delle credenze e del pensiero degli antichi europei, le cui radici si collocano in epoche a noi lontanissime, popolate da dèi, semidei, eroi e personaggi sovrumani che, alla fine, ci lasciano molti dubbi sulla reale e ultima verità delle vicende umane europee. Di queste, invero, abbiamo certezza accettabile solo con l’introduzione della Storia, uno strumento scientifico di organizzazione temporale e spaziale degli eventi, che racconta i fatti attraverso le testimonianze dirette di coloro che li hanno vissuti di persona o attraverso le documentazioni originali che si sono conservate[2]. Ma, osservando meglio vari elementi del racconto mitologico e delle vicende storiche, vien da sollevare dubbi su quale differenza possa infine esistere fra il Mito e la Storia. Probabilmente, essa consta nel metodo di trasmissione dell’informazione, che nel racconto mitologico era tramandata prevalentemente in modo orale (e in tempi successivi fu codificata in forma grafica), mentre la Storia ha sempre avuto una prassi scritta e, quindi, necessariamente documentale. In effetti, ripensando al racconto della battaglia di Troia o all’Odissea o alle vicende di Osiride e Abramo, che conosciamo attraverso testimonianze indirette in forma di racconto mitico-religioso, sorge il dubbio se essi vadano inclusi nel Mito o nella Storia, visto che ancora oggi la ricerca archeologica recupera e cataloga numerosi riferimenti fisici e documentali su quei fatti.

Comunque lo si voglia considerare, il Mito rimane un grande patrimonio culturale ereditato delle più antiche civiltà orientali e mediterranee: infatti, dai Babilonesi agli Assiri, dagli Egizi ai Micenei, dagli Ebrei ai Celti, fino a Greci e Romani, è possibile ‘scoprire’ facilmente radici simili e tratti comuni nei rispettivi racconti mitologici, soprattutto nell’ambito della sfera religiosa e cosmogonica. Non mi pare un elemento insignificante, dato che proprio la sfera religiosa e la concezione del sacro hanno condizionato per millenni il sistema politico e sociale umano, fornendo legittimità al potere, alla legge e al diritto, alle usanze e alle culture dei diversi popoli europei[3]. Il fatto che esistano tali e tante omogeneità, fra culture di ‘genti’ così differenti e distanti nel tempo e nello spazio, fa riflettere: sono forse queste alcune delle ‘radici comuni’ dell’Europa? Se così fosse, sarebbe il presupposto e la conferma che lo spazio vitale del continente europeo è connesso inscindibilmente alla regione mediterranea e mediorientale, nonché all’Africa settentrionale e all’Asia centrale. Regioni del mondo che, indiscutibilmente, sono interrelate da sempre, ancora oggi[4].

Come altrettanto evidente è che le influenze storico-politiche, economiche e culturali esistenti fra l’Europa e il Medio Oriente e l’intero bacino mediterraneo sono sempre state bidirezionali, molteplici e perduranti. Considerazione questa che introduce altri elementi di analisi, che si riveleranno assai utili alla nostra indagine sulla storia dell’evoluzione dell’Europa: infatti, se molteplicità significa anche pluralità, differenziazione, non omologazione, variabilità rispetto agli elementi essenziali di comunanza, con bidirezionalità si indica invece l’esistenza di rapporti di reciprocità e di sistemicità (o olistici) fra le parti del mondo, ma anche di comunicabilità mediata da codici culturali e linguistici condivisi attraverso processi continui e immutati nella loro essenza, consapevolmente accettati e preservati nel corso del tempo. Questi sono alcuni concetti fondativi europei, appartenenti all’immenso bagaglio del pensiero occidentale, che di per sé si frammenta in discipline e correnti intellettuali plurime, ma tutte convergenti su un Τόπος comune: l’essere umano, la sua esistenza terrena, il suo rapporto col divino, le sue problematiche antropologiche, le strutture politiche e giuridiche di convivenza comune. Stiamo parlando, qui, delle discipline cd. ‘umanistiche’[5].

La storia del pensiero occidentale è ricchissima di τόποι e argomenti relativi all’uomo, già a cominciare dai filosofi greci dell’epoca classica[6], i quali interrogandosi sulla natura della realtà e sul senso della vita andavano alla ricerca della verità ultima e della conoscenza assoluta. Ebbene, essi individuarono le radici della vita umana e le riconobbero nell’άρχή, la fonte dell’esistenza cosmica, il punto di origine della verità, delle leggi, dell’ordine e della giustizia, l’ente eterno e immutabile, inizio e fine di ogni cosa, l’assoluto continuo e indivisibile, la suprema sintesi di άρμόζα e πόλεμος, la voce del λόγος. Esso era inteso come l’origine del ‘Tutto’ (χάος), che tutto contiene, l’identità ultima, l’infinito, la salvezza eterna.[7]

Queste erano le varie definizioni di άρχή comunemente accolte dalla meditazione filosofica antica, che illuminava e guidava la vita umana, stretta nella disperata lotta fra i casi opposti della pace e della discordia, intrisa del dolore che conduce l’uomo a cercare la verità e la felicità, per raggiungere infine la propria salvezza. La visione gnostica[8] della vita umana disperata e già segnata da un destino avverso ineluttabile era controbilanciata dalla cultura ‘dualista’, per cui il solo tramite esistente fra gli uomini e άρχή era il δημιουργός, essere necessario a forgiare e guidare l’esistenza terrena secondo la volontà divina, l’ente intermedio che plasma la materia al fine di produrre la realtà fenomenica (il molteplice fisico): dotato del σοφός e del potere di controllare il pensiero originario, denso di concetti ideali e τόποι, il δημιουργός[9] riesce a trasformare la realtà secondo le aspettative supreme. Quindi gli uomini devono sperare in lui.

A dirla tutta, questa era la visione filosofica cd. ‘idealista’[10]. A essa si opponeva quella cd. ‘materialista’[11], secondo cui solo il Sapere umano e il χάος sono in grado di manipolare la Φύσις secondo le forme più arbitrarie[12]. Appare qui, plasticamente, un’antica versione della odierna sfida ricorrente fra l’Uomo e Dio: per la prima scuola di pensiero, infatti, la conoscenza viene all’uomo dall’intuizione mediata dalla fede; per l’altra, invece, l’Uomo può ben conoscere la realtà solo per mezzo delle teorie e dell’analisi scientifica (έπιστήμη)[13].

In entrambe le tesi, comunque, era forte il riferimento all’idea di continuità/mutamento, ad un’etica superiore e a quelle virtù necessarie a condurre una ‘buona vita’ e a raggiungere infine la Verità[14]. Si condivideva l’esistenza di un ente ‘diveniente’ che si trasforma e si orienta, quale universo ordinato e strutturato, organizzato e complesso, auto-regolato: la diatriba stava nella considerazione se vi sia una guida esterna alle vicende della vita umana o se, invece, tutto avviene secondo il caso, frutto esclusivamente delle azioni dell’uomo. Quel che sia la visione più ‘giusta’ (o vera), può certamente coesistere col principio di evoluzione, già noto alle più antiche religioni orientali, per cui ogni essere vivente sulla Terra è animato da una scintilla di luce divina[15], che s’incarna allo scopo di scoprire le leggi della vita eterna e la verità ultima di sé, anelando il ricongiungimento col divino. In questa filosofia, il mondo terreno/materiale è solo il mezzo attraverso cui l’essere spirituale ritrova sé stesso e Dio.

Questa concezione fu fatta propria dalla cultura cd. ‘ellenistica’ quando il mondo greco-occidentale si integrò con l’universo persiano, egizio e mediorientale: si diffuse anche in Grecia e si iniziò a ritenere che la vita umana fosse inclusa in un ‘circolo’ che riconduceva al divino, passando per un ‘giudizio finale’ su come si era affrontata la sofferenza prodotta dal contatto dell’anima pura e divina con la materia[16]. Si andò rafforzando, così, il concetto di Άνεμος e del rapporto con l’Essere supremo, l’άρχή, preparando inconsapevolmente il terreno all’avvento del ‘nuovo insegnamento’ del Cristianesimo. Che giunse quale rivelazione innovativa dell’antica religione monoteista radicata nell’Ebraismo, portando il messaggio di relegare il senso della vita umana nella totale fede in Dio, l’unica ‘via’ che può condurre l’essere umano al ricongiungimento col divino. Così si introdusse per la prima volta nel pensiero umano l’idea della salvezza per tutti coloro che credono in Dio, indifferentemente che siano seguaci di Mosè o di Gesù[17].

Fu la successiva esegesi delle Sacre Scritture, compiuta dai cd. ‘Padri della Chiesa cristiana’, a costruire il nesso razionale[18] utile a collegare l’Antico e il Nuovo Testamento della Bibbia e ad edificare le basi teologiche, filosofiche e culturali del Cristianesimo universale (catholicos) e del corpus dogmatico, definendo le tre ‘virtù teologali’ (Spes, Fides, Charitas)[19] che andavano ad affiancarsi alle cd. ‘virtù cardinali’ già note agli antichi, sulle quali Roma aveva fondato il patrimonio storico, giuridico, culturale e religioso della propria civiltà (Mos maiorum)[20]. Le Virtutes romane erano numerose e furono il sostrato culturale-mentale necessario a definirire le concezioni su cui poggiava l’intera architettura del sistema romano, di cui a noi interessano in particolare: Auctoritas, Ius, Communitas, Res Publica, Statum, Pax, Universitas e Traditio. Credo sia chiaro a tutti quanto queste risultino ancora oggi attuali e fondamentali per la civiltà europea…[21] Gli antichi Romani idealizzarono anche le cd. Aeternitas[22], quegli elementi di vita comunitaria che facevano riferimento alla religione, alla tradizione e alle consuetudine dei Patres. E che a ben vedere si sono conservati e continuano a sussistere nell’Europa attuale[23].

Il pacchetto culturale cristiano-romano-classico, elaborato nel corso dell’età antica, fu tramandato lungo l’intero Medioevo alle differenti popolazioni e tribù continentali che entravano in contatto con l’Imperium Romanum, che giungevano da diverse latitudini: nel XIII secolo d.C., quel bagaglio si arricchì del contributo prodotto dalla speculazione della Scolastica[24], che aggiunse il concetto del Corpus Mysticum a completamento del millenario pacchetto di pensiero filosofico-teologico classico-cristiano, nel tentativo di conciliare Ratio et Fides. Era l’inizio di una nuova epoca storica europea e della concezione olistica dell’Universo, al cui centro ora veniva posto l’Uomo, fatto ‘a immagine di Dio’, capace di conoscere la realtà mediante l’intuizione, i concetti e i princìpi, semplicemente seguendo la propria coscienza innata[25].

L’esasperazione di tale visione epistemica, fondata sul metodo scientifico e sul puro razionalismo analitico, aprì la strada all’avvento della Scienza moderna e della ricerca della verità insita nella Φύσις[26] trascurando totalmente l’opinione umana. Lì iniziò la crescente contesa intellettuale sul senso e sulla ‘direzione’ della vita umana, che per i classicisti non è altro che un continuo ritorno alle origini, mentre per i modernisti è l‘inesorabile progresso verso la felicità e la realizzazione del ‘Paradiso in Terra’[27]. Uno scisma che ha segnato il corso della storia europea (quindi occidentale e mondiale), con divergenze divenute sempre più nette e violente, a tutt’oggi evidenti.

Ma nel corso del XX secolo d.C. si è tornati a considerare l’ipotesi organicistica e olistica della realtà, a dispetto del ‘paradigma meccanicistico’ che ha dominato l’età moderna: costruita sui concetti di ordine, armonia e entropia del sistema, d’interdipendenza delle parti di un tutto sistemico, unico auto-conservativo ed evolutivo, seguendo stadi successivi di crisi interne e di trasformazioni, si propone un modo di intendere la realtà umana che è sorretto da un sistema di concezioni del pensiero, filosofico e religioso, già profondamente influente nel pensiero politico europeo dei secoli passati[28]. È una visione che si è formata nel solco del percorso originatosi dall’idealismo classico, passando attraverso le prassi costituzionaliste delle πόλις greche e del caso giuridico dello Statum romano, per infondersi quindi nella ‘teologia regale cristiana’ medievale[29] e nella definizione di ‘sovranità assoluta’[30] rinascimentale, per concludersi infine nei moderni modelli di ‘contrattualismo’[31] e di ‘democrazia universale’[32]. Insomma, una visione sistemica, totalitaria, sempiterna. A dimostrazione che in ogni epoca passata, le idee di Stato totalizzante, rappresentatività, leggi comuni, legittimazione del potere, governo elitario (‘elettivo’) sono state fondamentali, pienamente applicate e tramandate, nonché coerentemente collegate alla visione comunitaria e integrata della vita umana[33].

Si possono individuare a questo punto quei princìpi da ritenersi centrali nella storia europea, profondamente radicati già dal crogiolo primordiale della cultura orientale-mediterranea e continuamente trasmessi e attuati nel corso dei secoli. Essi sono: l’idea della continuità e del mutamento di ogni elemento cosmico; la concezione di Dio, del Tutto e delle sue parti intrecciate; la visione di eternità e ciclicità degli eventi; le forze dell’ordine e del caos cosmici; l’umana consapevolezza delle virtù e dell’etica; la necessità delle leggi, della giustizia e della codificazione delle norme sociali; l’importanza dello Stato, dell’autorità, del potere politico e dell’assemblea comunitaria. Sono questi gli elementi comuni e noti a tutte le culture, le tradizioni, le religioni e le filosofie contemplate nella storia continentale europea, già presenti nei più antichi miti o ‘rivelati’ dalla Storia, grazie ai quali i diversi popoli europei hanno vissuto e convissuto per secoli, si sono incontrati e poi scontrati, divisi e poi riappacificati, e infine si sono ritrovati e riconosciuti nella ‘casa comune’ dell’Unione Europea, consci della propria storia ma soprattutto della comune origine.

 

Nel prossimo capitolo racconterò la Storia politica-militare e diplomatica dell’Europa, in relazione al perdurante processo d’integrazione progressiva di popoli, culture e religioni, avvenuto negli ultimi 2500 anni, che ha prodotto la complessa differenziazione degli Stati nazionali odierni. Seguirà, nella parte successiva, uno studio sulla funzione unificante avuta dall’Imperium nell’integrazione europea, in particolar modo insistendo sull’importanza della figura dell’Imperatore e della sua Auctoritas. Essa fu strumento e si servì del fondamentale contributo apportato dalla religione cristiana, nell’integrare i diversi popoli europei che si radunavano sul continente, sia attraverso l’opera evangelica che grazie al ruolo svolto dalla Chiesa cristiana nel ‘gioco politico’ europeo: è l’argomento della terza parte della trattazione. Segue una rivisitazione della millenaria storia europea, a partire dalle sue radici orientali, attraverso i racconti del Mito, dei Libri Sacri e delle leggende più note della cultura europea, nel tentativo di provare quelle intime connessioni e continuità che hanno sostenuto l’intero corso della storia continentale, in modo da delinearne anche l’identità culturale specifica europa. Nell’ultima parte, cercherò di esplicare in cosa consiste la continuità storica di alcune delle antiche Aeternitas, individuabili e riconoscibili quali elementi di stabilità e continuità del millenario processo d’integrazione europea.

Scopo di questa ricerca è dimostrare che l’Europa è, in essenza, una comunità di popoli differenti, che hanno vissuto una storia comune che pone le radici nella cultura delle più antiche civiltà orientali e mediterranee, segnata dagli avvenimenti politici, religiosi, economici e sociali susseguitisi nei secoli, più o meno consapevolmente in direzione di una più ampia e totale integrazione continentale, grazie al contributo decisivo della religione cristiana e sotto l’egida della forza unificante dell’Imperium. O se preferite, nel solco della millenaria concezione ecumenica e universale della vita umana.

 

 

PARTE I )
Storia dell’integrazione europea in 2500 anni

Dalle civiltà classiche all’Impero Romano, dai βάρβαρος al Sacrum Imperium, dagli Stati moderni all’Unione Europea: una lotta millenaria fra spinte all’unificazione e spiriti di libertà, che ha prodotto la differenziazione e la storicità degli attuali Stati nazionali

 

La ricerca sulle radici dell’Europa è un Τόπος che affascina da sempre storici, filosofi e intellettuali, oltre a rappresentare uno dei punti centrali nel dibattito politico europeo, soprattutto in relazione al processo d’integrazione del continente iniziato con l’istituzione della Comunità Economica Europea.

Le opinioni in materia sono diverse e contrastanti, in linea con la contrapposizione ideologica che contraddistingue il sistema attuale della conoscenza[34]. Ma aldilà di queste posizioni, che per loro natura sono difficilmente conciliabili, può tornare utile il tentativo di estendere il concetto di ‘integrazione europea’ oltre il limite temporale convenzionale del secondo dopoguerra del XX secolo d.C., consci del fatto che la storia continentale è molto più antica e che gli eventi dei nostri giorni sono connessi con il nostro passato più remoto. Questa è un’argomentazione che probabilmente trova pochi sostenitori, ma intendo provare a dimostrarla: sarà utile andare a ritroso nel tempo, a cercare gli elementi di collegamento o di continuità, relativi a quelle entità politiche, sociali, economiche, etniche o culturali che sono e sono state il ‘fondamento’ necessario e vivente alla costruzione dell’attuale sistema integrato continentale. Per esempio, l’idea di ‘Europa unita’ sul piano politico non è certamente nata a Maastricht nel 1992 d.C.: quello è stato il momento storico in cui si è sancita una volontà che gli europei serbavano da secoli e che hanno cercato di concretizzare continuamente nel corso del tempo, con diverse modalità formali e operative.

La lotta millenaria per l’unificazione, sia politica che religiosa, dell’Europa ha infatti configurato il complesso quadro politico di oggi, determinando la differenziazione degli Stati nazionali moderni, spesso sorti da un moto di libertà e di indipendenza di alcuni popoli europei contro le entità ecumeniche ‘totalitarie’ che, per secoli, hanno dominato la scena politica e culturale europea. Così, i propositi di costruire grandi sistemi unitari, da una parte, e le spinte verso l’indipendenza e la libertà dall’altra, hanno agito quali forze contrapposte che hanno segnato il corso degli eventi dell’Europa, avviando un confronto secolare che ha prodotto l’attuale quadro geopolitico. In particolare, fu la figura dominante dell’Impero, ideata nell’antica Persia e quindi propagatasi dalla costa orientale del mar Mediterraneo al cuore dell’Europa continentale, a fungere da polo di attrazione e repulsione per tutti quei popoli che sono transitati nella sua sfera d’influenza. L’Impero, quindi, quale grande elemento di continuità politico-culturale e, soprattutto, una forza unificante e generativa dell’intera Europa, nel corso di tutte le epoche storiche in cui è esistito nelle varie forme.

Trattandosi di un argomento indissolubilmente connesso alla Storia, in quanto fonte di dati e di fatti e in quanto strumento di indagine, è da essa che inizia la ricerca degli elementi utili a fornire una risposta plausibile al τόπος sulle radici dell’Europa.

 

INIZIO DELLA STORIA: L’ETA’ CLASSICA GRECA

Per convenzione, la Storia iniziò con le cronache che Tucidide scrisse sulle Guerre del Peloponneso [431-404 a.C.], che videro contrapposte le città-stato greche (πόλις), oggi comunemente considerate il punto d’origine della civiltà classica occidentale, impegnate in una competizione politica ed economica continua e egemonica: le libere città greche, che colonizzarono le coste settentrionali del Mar Mediterraneo (‘Magna Grecia’),…

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LA (NUOVA) INTEGRAZIONE EUROPEA: LA COMUNITÀ CRISTIANA, ECONOMICA E POLITICA

L’avvento della Guerra Fredda e della logica dei blocchi contrapposti aveva spinto gli Stati europei occidentali a riunirsi in vari organismi inter-governativi, necessari alla gestione dei fondi del Piano Marshall [Oece, 1948 d.C.] e alla difesa reciproca collettiva da eventuali aggressioni sovietiche [Patto di Bruxelles, 1948 d.C.]. Seguì l’istituzione della Nato e del Consiglio d’Europa e, con la divisione politica della Germania [1949 d.C.], fu possibile procedere verso forme più accentuate d’integrazione: con la ‘Dichiarazione Schuman’ [maggio 1950 d.C.] si propose la creazione di un mercato comune del carbone e dell’acciaio fra la Francia e la Germania Ovest, nel segno della pace e della democrazia, che divenne la base politica-giuridica per il ‘Memorandum Monnet’, che prospettava una collaborazione in forma comunitaria nello strategico settore carbo-siderurgico, la cui gestione doveva essere affidata ad un ente comune sovranazionale. Si proponeva, quindi, una forma innovativa di governance comune a più Stati sovrani (cd. ‘metodo funzionalista’), che si rivelò utile alla costituzione della Comunità del Carbone e dell’Acciaio [Ceca, 1952 d.C.] e, pochi anni dopo, alla nascita della Comunità Economica Europea [Cee, 1957 d.C.], il trattato fondamentale del processo d’integrazione economica europea. Ad esso, si affiancava un progetto di unificazione politica dell’Europa, che prevedeva la prima elezione di un Parlamento comune rappresentativo dei popoli europei [1979 d.C.], la codificazione del Mercato Unico Europeo [Trattato di Massatricht, 1992 d.C.], gli accordi sulla libera circolazione e la cittadinanza comunitaria [Accordo di Schengen, 1997 d.C.] e l’unificazione del sistema monetario europeo, culminato con l’emissione di una moneta unica, l’Euro, circolante fra gli stati membri della Cee aderenti [2002 d.C.]. Un percorso di progressiva integrazione economica e monetaria che era il preludio all’obiettivo finale: l’integrazione politica e militare dell’intero continente europeo.

Il processo d’integrazione dell’Europa iniziato con il Trattato Ceca [Roma, 1952 d.C.], cui avevano aderito Francia, Italia, Lussemburgo, Olanda, Belgio e Germania Ovest (all’incirca l’area corrispondente all’Impero fondato da Carlo Magno…), proseguì con le adesioni di Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca [1974 d.C.], soprattutto per ovviare alla crisi petrolifera mondiale ed entrare stabilmente nel mercato comune europeo: ciò segnava l’ingresso del mondo danese-anglo-sassone nel sistema federativo europeo, un’area da sempre autonoma dal resto dell’Europa ancora vincolata da un accordo commerciale reciproco (Efta) e esterna agli Accordi di Schengen sulla libera circolazione dei cittadini all’interno dell’Ue (area che ricorda la breve esperienza dell’Impero cristiano danese nonché il Regno inglese nato nel IX secolo d.C. dall’unione delle tribù celto-britanne, anglosassoni e danesi). Nel 1981 d.C. si aggiunse l’adesione della Grecia, seguita da Spagna e Portogallo nel 1986 d.C., liberatesi dei rispettivi regimi dittatoriali militari ma membri della Nato da lungo tempo (si trattava della ex-Diocesi Hispanica e dell’antica Hellas, area-madre di tutte le vicende ‘paneuropee’ raccontate sopra). Fu la volta, quindi, degli Stati neutrali di Austria, Svezia e Finlandia, nel 1995 d.C., un passo che arrestava l’avanzamento a est sul confine politico europeo dell’epoca bipolare. Infatti, solo dopo la scomparsa del blocco sovietico, si poté procedere a un nuovo allargamento a est: con la riunificazione della Germania [1990 d.C.] si tornò all’Europa imperiale e cristiana dell’XI secolo d.C., quando il Reich tedesco mirava all’annessione e cristianizzazione delle lande orientali, preparando l’integrazione all’Ue degli Stati europei orientali (coi cd. ‘Patti di adesione’). Entrarono prima Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Cipro, Malta [2002 d.C.] (all’incirca l’area di estensione della Corona di Polonia e Lituania e del Regno di Ungheria); quindi toccò a Romania e Bulgaria [2007 d.C.] (ove era ancora evidente l’influenza bizantina e ortodossa), e infine la Croazia [2013 d.C.]. Al momento, restano fuori dall’Ue la Norvegia, l’Islanda, la Confederazione Svizzera, tutti gli Stati balcanici (Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Albania), nonché gli altri soggetti sovrani tuttora esistenti sul continente (per motivi storici e di antica tradizione), ossia le Repubbliche di Andorra e di San Marino, i Principati di Monaco e del Liechenstein, e lo Stato Vaticano. Sappiamo che il dibattito politico è molto acceso sul Τόπος dell’ingresso in Ue anche per quegli Stati ‘europei’ nati dalla dissoluzione dell’Urss (Bielorussia, Ucraina, Moldavia) o per la Turchia e Israele, se non altro per l’importanza strategica e geopolitica che rivestono, o per la loro appartenenza storica alle vicende politiche, religiose e culturali del vecchio continente.

Alla realizzazione dell’antico sogno di unificare l’Europa manca l’ultimo passo: l’elaborazione di un sistema integrato politico-giuridico fra gli Stati e le autonomie locali degli attuali paesi membri (e di quelli sinora esclusi), che dia il senso di un’entità unitaria ed efficace nell’affrontare sia le questioni politiche interne, sia di giocare sugli scenari globali con ruolo di protagonista. Ruolo che l’Europa non può delegare ad altre potenze mondiali, come la necessità di dotarsi di un sistema autonomo di difesa collettivo e di coordinare le diplomazie e le politiche estere e di sicurezza degli Stati membri sotto un’unica entità politica che sia, insieme, sovrana e rappresentativa di tutta l’Europa. L’obiettivo di riunificare le varie anime politica, economica e sociale del vecchio continente, il sogno inseguito per secoli da Imperatori, monarchi, Papi, condottieri e leader politici di ogni epoca, e mai attuatosi per via della continua lotta fra il desiderio di dominio personale dei conquistatori e la voglia di libertà delle singole varie istanze politiche, storiche, etnico-culturali e religiose che convivono da sempre in Europa, sembra essere oggi più vicino.

Oggi, agli inizi del XXI secolo d.C., appare chiaro come l’Europa sia un crogiolo di Stati la cui formazione politica e costituzione interna sono il prodotto delle vicende avvenute, principalmente, durante l’età medievale e nelle successive epoche rinascimentali e moderne, ma pur sempre collegate al mondo antico-classico e alla tradizione culturale euroepa. I motivi a giustificazione di tale affermazione sono molti:

– in primis, il concetto di ‘nazione’ nato e sviluppatosi nel XIX secolo d.C., a sostegno delle istanze di indipendenza di popoli ed etnie che facevano riferimento a più antiche civiltà, è un elaborato del pensiero moderno, che trova le premesse storiche nell’epoca medievale ma si afferma in netta contrapposizione alla tradizionale visione imperial-cristiana dell’Europa: la Res Publica Christiana;

– quindi la Chistianitas, idea d’integrazione dei popoli (gentes) assolutamente coerente con la concezione biblica della vita e con la ‘visione politica’ dell’Imperium romano (fatta di Civitas e Diritto), era il frutto della cultura romano-cristiana trasmessa nei secoli ai diversi popoli sottomessi (o federati) all’Impero e alle orde di βάρβαρος con cui entrava in contatto. Uno strumento che si rivelò fondamentale per la conformazione dell’identità comune alle tribù via, via cristianizzate e romanizzate (Celti, Goti, Germani, Normanni, Ungari, Slavi);

– inoltre, la tradizione politica imperiale cristiana fu anche il fondamento storico, scopo e fonte di legittimazione politica, che l’Imperium offriva alle élite poste alla guida delle gentes barbariche che provenivano da oltre limes. Essa contribuì alla costituzione dell’identità unitaria tipica dei Regna medievali e favorì il pieno sincretismo culturale fra il modello sociale-culturale-antropologico della tradizione romano-cristiana con l’eredità mitologica delle tribù semi-nomandi pagane, anche attraverso la comunanza della lingua, di leggi, usi, costumi e prassi religiose consolidate (traditio Romanitas).

 

Nel corso dei secoli cristiani, hanno operato processi distintivi e integrativi, fondati sui nomem dei popoli, dei luoghi e delle istituzioni (Regna), sul mito e sulla cultura delle origini, spesso anche sui soli aspetti etnico-storici, che hanno infine generato i moderni Stati nazionali. Ma per tutti loro, l’eredità culturale, giuridica, religiosa, militare e politica della tradizione romano-cristiana fu elemento essenziale alla costruzione del modello statuale nazionale, ispirato all’antica idea ellenica di οίκουμένη, ovverosia alla concezione di una società umana pienamente integrata in modo armonioso, sotto la guida di un capo, che è politico e sacro al tempo stesso, indi dotato di una Auctoritas suprema e di summa Potestatis per ‘diritto o grazia divina’. Fu così che ogni Stato europeo sopravvissuto all’epoca medievale poté conservare, nei secoli, quell’antica visione culturale che cercò di riprodurre all’interno del proprio modello politico-giuridico. Tale percorso culturale-giuridico è l’argomento che verrà approfondito nel prossimo capitolo.

 

 

PARTE II)
La funzione unificante dell’Impero

La figura virtuosa dell’Auctoritas Imperatoris o del capo divino della Familia christiana nel Regno dell’Europa dei popoli e delle nazioni

 

Il dibattito sul futuro dell’Unione Europea ruota anche intorno al τόπος politico su quale sia il miglior ordinamento politico-giuridico possibile: forse il modello democratico? meglio una Monarchia costituzionale? o un sistema oligarchico? Questa classificazione fu elaborata dagli antichi filosofi greci[35] ed è tuttora fonte di accesi confronti fra coloro che preferiscono la forma politica del ‘potere tutto in mano al popolo’ e quelli che anelano a una visione ordinistica gerarchica della società basata sull’autorità. Sempre gli antichi chiamavano Auctoritas quella legittimazione del potere politico fondata sull’autorevolezza di quei pochi uomini chiamati alla guida della società politica, religiosa o civile, che veniva trasmessa alla figura istituzionale che essi rivestivano.

È un fatto che, nel corso della millenaria storia europea, la legittimazione dell’Auctoritas del potere politico abbia trovato sempre giustificazione nella forza o nel diritto e, sovente, nelle concezioni religiose/filosofiche del tempo. Indifferentemente, sia in Oriente che in Occidente, fra i Romani o fra le tribù barbariche che stanziavano in Europa nei primi secoli dell’era cristiana, si è seguito un percorso di continuità del potere legittimato dall’ipotesi del principio di Auctoritas, che parte da Alessandro ‘detto il magno’ e arriva fino a noi.

A ben vedere, l’intera storia europea ha ruotato attorno alla concezione dell’Auctoritas, nella rielaborazione del pensiero politico prodotte allo scopo di consolidarne la forza morale o per definirne una nuova configurazione accettabile, che fosse più consona ai tempi e coerente con le idee dominanti in ogni epoca. Quindi, è stato un modello di potere politico che si è trasformato nel corso dei secoli, in virtù di esigenze politiche e valenze culturali prevalenti in un certo tempo storico, e che è stato sempre adeguato ad assumere un ruolo centralizzato nello Stato e nella comunità politica, al punto che nemmeno gli Stati democratici e repubblicani moderni hanno potuto rinunciarvi.

Proviamo allora, in questo capitolo, a seguire quella che è stata l’evoluzione della concezione di Auctoritas, in particolar modo quella di natura imperiale, che è stata la forza centripeta più importante e funzionale al millenario processo d’integrazione europea (come si è cercato di dimostrare nella Parte I)[36].

 

L’AUCTORITAS ANTICA

Antica Grecia: la rivoluzione di Alessandro Magno

Nel mondo greco classico la monarchia era indicata come il «potere assoluto di uno»[37], che si concretizzava in due forme prevalenti: la tirannia, tipica di quelle πόλις dove la virtù era degenerata, e il dispotismo, imposto dai Persiani a tutte le popolazioni sottomesse, ritenute per loro natura servili[38].

[— omissis —]

 

 

Con la nascita dell’Unione Europea sembra ritornare il sogno di un’Europa unita e pacificata. Nasce spontanea la domanda se possa ancora tornar utile a questo fine una Auctoritas suprema. Ed eventualmente, con quale forma? Con quale legittimazione? In quale rapporto con la religione? E in caso affermativo, ci sarà ancora necessità di un Imperator (o un Sovrano Supremo) alla guida dei popoli europei che difenda (e/o diffonda) la religione cristiana nel mondo? Quale forma di Stato (moderno, medievale, antico) sarebbe la più idonea a realizzare, in modo efficiente ed efficace, l’unità politica dell’Europa? Potrebbe essere un modello riveduto della Res Publica Christiana?

Queste sono alcune domande che emergono al termine della lunga analisi storica intrapresa sulle tracce dell’Auctoritas e della regalità cristiana europea. Ma per avere le idee più chiare, e poter quindi rispondere ai quesiti di sopra, è prima necessario affrontare il fondamentale Τόπος del Cristianesimo e la sua antica/attuale centralità nella storia europea. Che è l’argomento della parte che segue.

 

 

PARTE III)
Il ruolo del Cristianesimo e della Chiesa nella storia dell’integrazione europea

Il messaggio di Gesù raggiunge tutti gli angoli del continente, converte i popoli e i Re europei e si pone a fondamento del Regnum Christi e della Res Publica Christiana

 

Nel ricercare le radici dell’Europa non si può ignorare il peso determinante che la religione cristiana ha avuto, nell’arco di ben venti secoli, sul processo d’integrazione socio-politica del continente, giunto oggi all’istituzione dell’Unione Europea. La questione è centrale nell’agenda politica continentale e divide le opinioni, fra visioni culturali e posizioni religiose diverse e antitetiche. Peraltro, il Τόπος del rapporto fra la religione e la politica, che ha accompagnato tutta l’esistenza dell’essere umano sin dalle sue origini, è indissolubilmente impresso nella Storia, in qualsiasi civiltà e cultura, legato a vicende e a situazioni che hanno determinato scelte e percorsi di vita di ogni leader, così come degli uomini comuni vissuti in Europa dalle prima civiltà a noi note sino ad oggi. In ogni caso, la tendenza dominante nella nostra epoca è a ridimensionare l’importanza dell’influenza del Cristianesimo sul corso della storia europea, relegandola ad un’epoca antica, considerata buia e oramai superata dalla modernità: ma la Storia stessa, fonte inesauribile di dati e fatti inopinabili, può obiettivamente dimostrare che le cose non stanno proprio così, aiutandoci a comprendere meglio quel passato così antico e discusso e a riconoscerlo come, invece, il vero fondamento delle strutture politiche, economiche e civili dell’Europa odierna, modellate dall’influenza del pensiero, della teologia e della prassi di vita comune proprie del Cristianesimo[39].

La forza morale e integratrice della religione cristiana, che ha mosso i suoi primi passi da un angolo dell’Impero Romano per divenirne, in pochi secoli, religione ufficiale e, poi, l’unico credo diffuso nell’Europa tardo medievale, non ha perso la sua natura neanche dopo le scissioni teologiche fra le visioni di tipo ortodossa, cattolica e protestante, espandendosi al pianeta intero durante l’epoca coloniale e dando spiegazione, in molti casi, alle vicende storiche e politiche dei moderni Stati europei e delle differenze ancora oggi esistenti. Il Cristianesimo è stato, dunque, l’elemento di integrazione e di unificazione, come anche di differenziazione e di divisione, dell’Europa stessa. A maggior ragione se si tiene da conto la sua stretta connessione e interazione col potere politico, coltivata nel corso dei secoli rinsaldando, da un lato, la legittimità del potere politico con l’argomento religioso e, dall’altra, la fede dei popoli verso la nuova rivelazione divina, con l’ausilio della regalità cristiana. Uno dopo l’altro, fatalmente tutti i popoli furono attratti dalla novella del ‘figlio dell’Uomo’, abbandonando culti e credi pagani antichissimi e ben radicati nelle loro culture originarie, per entrare nel sistema socio-politico Res Publica Christiana intimamente legato alla storia politico-religiosa continentale.

Nel raccontare le vicende della religione cristiana e della sua influenza sull’evoluzione storica dell’Europa politica, una nota di rilievo va posta sulla gloriosa esperienza del Monachesimo, un modello di vita religiosa che ha ispirato migliaia di uomini a ricercare la salvezza e la verità, ma anche a ideare sistemi di vita comunitaria da praticarsi nei cenobi o nei monasteri che si sono poi rivelati esempi fondamentali per la convivenza sociale di quasi tutte le società e i popoli europei, di ogni epoca e latitudine. Lo si può dire sia per il modello benedettino, che per quelli irlandese e orientale-ortodosso, nell’insostituibile ruolo di evangelizzatori e convertitori che quegli uomini, ricchi della sola fede in Dio e della loro devozione per Cristo, sostennero nei secoli più difficili, agli albori del Medioevo, nelle terre di quei pagani che non erano mai state colonizzate dai Romani[40]. Fu un’impresa eroica e di assoluta santità, che ancor oggi lascia tracce nei nomi e sui luoghi dell’Europa moderna, a memoria di uno spirito cristiano che ha modellato nei secoli la mentalità e il modus vivendi degli europei, e che seppur dimenticato rimane essenziale alla pacifica convivenza dei popoli.

 

L’ERA PROTO-CRISTIANA: EVANGELIZZAZIONE DELL’IMPERO

Dal punto di vista storico/storiografico, la vita di Gesù narrata nei Vangeli del Nuovo Testamento della Bibbia appare a molti dubbia, per altri addirittura falsa. Ma, anche se volessimo considerare le Sacre Scritture un testo come un altro, degno di attendibilità perlomeno per il contenuto che riporta, ritroviamo in esse molti riferimenti precisi ai luoghi e all’epoca storica in cui Gesù sarebbe vissuto: l’antica Palestina, nell’attuale Medio Oriente occidentale, durante il regno di Erode II di Giudea, che fu annesso all’Impero Romano sotto la dinastia Giulio-Claudia [I secolo d.C.]. Peraltro, indagini scientifiche sulla datazione dei testi evangelici li collocano in quel periodo di tempo, scritti nelle lingue diffuse allora proprio in quel luogo (l’aramaico e il greco antico) e attribuibili, con una buona certezza di fonte, ai cd. Discepoli di Gesù.

[— omissis —]

 

 

Dopo aver affrontato la trattazione sull’idea dell’Auctoritas in Europa e successivamente la storia della cristianizzazione del continente, si ha l’impressione che manchi ancora qualcosa al completamente della ricerca sulle radici europee. In effetti, ci si accorge spesso che gli eventi storici raccontati nascondono i rimandi alle epoche pre-istoriche della nostra civiltà, oltreché a informazioni storiche che, benché siano spesso incomplete o incerte, diventano essenziali a meglio comprendere il senso generale della storia continentale. A volte sembra che ‘misteri’ e omissis possano fornire le risposte che stiamo cercando. Non si tratta certo di cadere nella letteratura fantastica o romanzata. Semmai di far tesoro di quei racconti mitologici, cosmogonici, teologici che fanno parte integralmente della nostra più antica cultura, così come leggende, letteratura epica e pseudo-storica, che spesso raccontano personaggi realmente esistiti e/o fatti storicamente accaduti, ma in chiave criptica, che a volte vale la pena di decifrare. Ed è ciò che faremo nella prossima parte.

 

 

PARTE IV)
La cultura e il pensiero alla base dell’Europa Unita

Dalle antiche religioni ai pensatori greci, dai antichi miti alle leggende dell’epoca medievale: i fondamenti teorici e culturali dell’Europa che giustificano la lotta millenaria da cui è nata la visione comunitaria europea

 

Non si può concludere una ricerca storica sull’Europa senza tener conto delle sue radici culturali più antiche, i fondamenti religiosi e mitologici che sono all’origine di tutte le idee e le credenze dell’Uomo, spiegano la Storia, legittimano il potere, forgiano le coscienze, sono la ragione dell’individualismo e dell’uguaglianza sociale, giustificano la distinzione fra il sacro e il profano e stabiliscono le regole del rapporto col sacro e il modo di agire dell’Uomo verso il soprannaturale[41]. È meglio precisarlo subito: non stiamo, qui, cercando una spiegazione ‘aprioristica’ della storia europea, ma non possiamo non tener conto che le religioni e le mitologie hanno condizionato la mente umana da sempre e fornito quella base culturale su cui costruire ogni forma di vita associata o individualizzata umana, anche le più ‘moderne’. Sarà utile dimostrare come questo sia accaduto anche agli Europei e quali siano state le ‘strade’ da essi percorse lungo il cammino dell’evoluzione collettiva verso una comunità omogenea che si riconosce in un’identità precisa. Si pensi, ad esempio, al cd. ‘ecumenismo’, che è tipico delle società pluraliste, oppure di quelle secolarizzate, e tende ad escludere le forze estremiste per costruire rapporti sociali pacifici[42].

Dopodiché, diventa interessante scoprire le origini del ‘Popolo europeo’ (ammesso che esso sia omogeneo e abbia delle origini comuni) e quali siano gli elementi di comunanza sotto l’aspetto culturale, religioso, sociale, politico. Anche qui, il resoconto su origini e diversificazioni dei popoli che oggi o nei secoli scorsi han popolato l’Europa non può non affondare nella mitologia e nelle conoscenze cosmogoniche di quelle culture che ci sono più vicine e affini, ossia quelle provenienti dall’Asia centrale, dal Medio Oriente e dalla Grecia. Sarà interessante scoprire gli aspetti che collegano mito e studi storico-scientifici in materia, il forte radicamento dei vari popoli europei nel territorio su cui abitano da tempi immemorabili e la corrispondenza geografica e geopolitica fra i due elementi fondativi dello Stato sovrano, il popolo e il territorio[43]. Tenendo ben a mente che, con l’avvio dell’era cristiana i diversi popoli ‘europei’ (in quanto stanziali sul territorio del continente Europa) sono divenuti, man mano, un popolo unico cd. ‘popolo di Cristo’ (lo vedremo dopo)[44].

A quel punto, si può provare a rivedere la storia europea degli ultimi 2500 anni secondo la Periodizzazione qui proposta[45] che intende delineare fatti, eventi politici/culturali, personaggi o tendenze di fondo che, nell’insieme, hanno formato confini, fondamenti e tratti caratterizzanti dell’‘identità europea’.

Infine, si tenterà di fornire sintetiche risposte alle domande poste nell’Introduzione e di trarre alcune considerazioni finali sull’intera trattazione, allo scopo di preparare il lavoro finale di definizione degli elementi essenziali che da sempre, quindi sin dai tempi più remoti della storia e cultura europee, sostengono la struttura portante dell’Europa (Parte V).

Tutto questo può sembrare troppa carne al fuoco, in così poche pagine di testo. Ma vi si chiede ancora un ultimo sforzo e una predisposizione ad accettare il racconto che seguirà, consci del fatto che molti dati presentati sono storicamente discutibili, o hanno versioni alternative oppure sono oggetto di una grande diatriba intellettuale. Non potrebbe essere diversamente.

 

FONDAMENTI RELIGIOSI E MITOLOGI

La cultura europea tradizionale ha le sue origini in diverse fonti antiche, che si perdono nei meandri della storia della Terra. In particolare, sembra rifornirsi in abbondanza dalle conoscenze date negli antichi Veda, nella mitologia greca, nella religione biblica e nel culto persiano nato dalla riforma di Zarathustra. Tradizioni tutte appartenenti all’area geografica da cui hanno origine quasi tutti i popoli europei e la stessa storia politico-militare dell’Europa (Vedi Parte I).

 

India e Grecia antiche: la creazione del Cosmo

Secondo la cosmogonia vedica, il cosmo è stato generato dal dio-Padre, ‘tutto e uno’, assoluto e infinito, che segue tutte le fasi dell’esistenza e ne è l’ordinatore, nonché l’ispiratore di quei principi universali che governano il cosmo e lo reggono fino alla fine dei tempi, padre degli Dei e di tutti gli esseri/enti superiori che governano le umane vicende[46].

[— omissis —]

 

 

Inizia qui il cammino ‘storico’, attraverso l’epopea dei popoli che sono venuti a stanziarsi in modo definitivo in Europa, che poi continua nel racconto del conflitto fra dinastie e tribù che ha segnato il corso della storia continentale, seguendo la (mia) ‘periodizzazione’ che vuole tracciare l’evoluzione complessiva dell’entità identitaria che chiamiamo ‘Europa’.

L’ORIGINE DEI POPOLI EUROPEI

 

Nel dibattito sul futuro dell’Unione Europea torna spesso il Τόπος dell’‘Europa dei popoli’, quale conformazione politica, sociale, culturale e religiosa che dovrebbe tenere assieme le tante etnie abitanti nel ‘vecchio continente’, in virtù di radici, princìpi e obiettivi comuni che, secondo molti, appartengono ai diversi popoli europei da sempre. In effetti, sembra possibile ritrovare somiglianze, origini, tratti connettivi importanti fra la gran parte dei popoli che, da molti secoli, si sono stabiliti nella penisola europea: nonostante l’Europa sia stata ‘conquistata’ e popolata nel corso di diversi millenni da popoli i più svariati e apparentemente distanti fra loro, per di più spesso in guerra per contendersi il potere, lo spazio o le risorse naturali, gli elementi di comunanza non mancano e nemmeno una certa idea comune della vita e dell’organizzazione sociale e politica da praticare. Se, infatti, libertà, individualismo, diritti umani e coscienza di sé sono alcuni degli elementi caratterizzanti i popoli europei moderni, sembra esserlo altrettanto quell’innata tensione verso una comunità politica organizzata, ordinata e strutturata verso l’alto, in un modello che definisce e unisce spazi di autonomia a necessità di guida, di controllo e per certi aspetti di dominio, sull’intera comunità. Stiamo parlando dell’Impero sussidiario, pluralista e cristiano, che ha segnato per secoli la storia terrena dell’Europa e dei suoi popoli, dei suoi regni e feudi, dei suoi sistemi socio-politici locali e della sua identità storica. Questo è stato l’argomento centrale sviluppato nella Parte I. Resta ora da capire se e come questo carattere proprio degli ‘Europei’ possa conciliarsi con la natura totalizzante, universale e centralista, tipica della forma politica dell’Impero.

Quello che vedremo ora è come il continente sia stato popolato dalle diversità e quali conseguenze queste abbiano avuto.

 

Storicamente, l’Europa è stata abitata perlomeno a partire dal Paleolitico (circa 45.000 anni prima della venuta di Cristo) da ominidi classificati dalla Scienza come Homo Sapiens[47], …

[— omissis —]

 

 

Le caratteristiche identificative proprie del ‘popolo europeo’ e del processo storico che le ha definite sono l’argomento del prossimo capitolo.

 

 

UNA PERIODIZZAZIONE POSSIBILE

Fine delle Guerre Persiane (439 a.C.): indipendenza dell’Europa

Avevamo interrotto il racconto storico-mitologico all’avvento dell’Impero Persiano, il regno universale su cui dominava il ‘Re dei Re’: uno stato multietnico, multiculturale, sincretico, che includeva Arabi, Ebrei, Semiti, Anatolici, Greci, Egizi e tanti altri nella grande famiglia dei popoli Indoiranici, dove si parlavano contemporaneamente l’avestico, il parsi, il partico, il sogdiano, il battriano e tutti gli idiomi mediorientali, tanto che le fonti documentali sono reperibili in persiano, babilonese ed egizio. In realtà, l’Impero Persiano fu l’apoteosi della cultura Arya in Occidente:…

[— omissis —]

 

 

In quest’ultima fase storica nascono gli Stati sovrani, in lotta di liberazione dal Sacrum Romanum Imperium ‘divino’, nei quali regnarono, in gran parte, dinastie d’origine divina (sangue blu). L’Europa divenne sempre più una questione di Familia Reges, mentre il confine si fissava a est (linea Lituania-Danubio). Gli imperi coloniali portarono il Cristianesimo a ogni latitudine nel mondo (ad esclusione dell’Africa sub-sahariana e dell’Asia del sud-est). Si diffuse la ‘contro-cultura’ secolarista-laicista e si avviò il processo di integrazione europea, da cui furono escluse la Turchia islamica e la Russia ortodossa[48]. La Gran Bretagna, invece, sebbene per secoli sia stata pienamente in gioco nello scenario continentale per motivi commerciali, in realtà aveva rivolto da tempo le sue attenzioni al mondo extraeuropeo dove aveva creato un vastissimo impero coloniale, in gran parte vivo tutt’oggi, sottomesso alla Corona dei Windsor[49]. Ma le guerre continue, l’identità comune perduta, la ‘civiltà del denaro’ e del potere economico-finanziario, l’ambizione di conquistare tutto il pianeta e l’autodistruzione bellica nei due conflitti mondiali hanno, in ultimo, trasformato l’Europa odierna in un insieme geografico di Stati semi-sovrani e in declino. La modernità ha deviato l’Europa dal suo percorso evolutivo ‘naturale’, iniziato con l’avvento dell’Impero Romano e del Cristianesimo, verso l’annichilimento e la decadenza[50]. Cosa aspettarci dal futuro?

[— omissis —]

 

 

RISPOSTE E RIFLESSIONI SULL’EUROPA UNITA

Nell’Introduzione di questo testo sono state formulate alcune quaestio, cui ora possiamo fornire ipotetiche risposte:

[— omissis —]

 

Ammesse e non concesse tutte queste suggestioni, che a molti non piaceranno o sembreranno folli, ma che sono desunto solo dalla lettura della Storia europea secondo i criteri sopra esposti, resta da capire che direzione dovrà seguire il processo di unità e integrazione del ‘popolo europeo’ e quali modelli seguirà. La concezione che sta alla base di questa ricerca è che non si può pensare all’Europa futura se non si tengono in considerazione le sue radici, il suo percorso storico-evolutivo e quelle costanti ‘eterne’ su cui tutto si è poggiato finora. Questo perché se non accettassimo l’idea che sono sempre esistiti dei baluardi, dei fondamenti radicati nella ‘notte dei tempi’, non potremmo nemmeno parlare di una comunità di uomini che vogliono darsi un futuro di pace saldo e radicato sulla Terra. D’altronde, come insegnavano gli antichi pensatori greci, se non si conosce chi si è, né da dove si proviene, come si fa a capire dove andare?

 

 

PARTE V)
Gli elementi di aeternitas

Continuità e strutture portanti del percorso di integrazione europea

 

La millenaria storia dell’Europa, sinteticamente descritta nei capitoli precedenti, è stata ripartisa convenzionalmente fra le epoche antica, medievale e moderna, ognuna delle quali ha lasciato un’importante eredità agli uomini Europei che vivono nel ‘vecchio continente’ nel XXI secolo d.C., e anche agli altri abitanti nel resto del pianeta in quelle regioni dove l’Europa ha dominato per secoli.

Se alcuni filoni di ricerca storica hanno voluto cercare una verità nascosta nel particolare percorso delle vicende politiche, militari, religiose e socio-economiche dell’Europa, tentando di evidenziare un legame con le visioni filosofiche e teologiche di maggior impatto sull’immaginario collettivo (es.: si pensi allo Zeitgeist o alla profezia biblica di Daniele sui quattro Imperi), quello che rimane della millenaria esperienza di convivenza fra uomini, che può tornare utile al futuro dell’Europa, è attinente alla concezione romana di aeternitas e all’antica idea filosofica della continuità nel mutamento, che possiamo anche nominare col termine ‘evoluzione’.

[— omissis —]

 

 

A conclusione di questa rassegna sulla continuità storica delle Aeternitas romane sopravvissute nell’Europa dei giorni nostri, rimarrebbe da verificare solamente l’eredità della concezione di Universitas, che nell’antichità fu la οίκουμένη, nel Medioevo fu individuata con la visione cattolica della Christianitas e che alcuni intravedono nella moderna Europa confederata. E se così fosse, questo lavoro non sarebbe stato invano…

[— omissis —]

 

Indice delle cartine

 

  1. Impero Romano organizzato in Provincie da Augusto
  2. Impero Romano frazionato in Diocesi da Costantino
  3. Impero Bizantino e Regni romano-barbarici (V secolo)
  4. Impero Carolingio diviso in Regni (843)
  5. Impero Tedesco diviso in Ducati e Marche (X secolo)
  6. Europa nell’XI secolo
  7. Europa nel XIII secolo
  8. Europa nel XV secolo
  9. Domini dell’Impero di Carlo V e sua famiglia
  10. Europa nel 1648
  11. Europa nel 1714
  12. Europa nel 1815
  13. Europa nel 1919
  14. Europa e l’UE nel 2018
  15. L’Impero ‘forgia’ l’Europa
  16. La Cristianizzazione dell’Europa
  17. L’Europa dei popoli: origini e migrazioni
  18. Le diverse anime religiose dell’Europa
  19. L’Europa integrata del ‘Popolo di cristo’
  20. genealogie divine e regali (albero totale, 4 tavole)

 

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[1] Secondo J-P. Vernant, il Mito è un racconto venuto dalla notte dei tempi, tramandato oralmente, conservatosi nella memoria comune e molto legato alla poesia in forma di racconto mnemonico di fatti e leggende. Vedi J-P.VERNANT, L’universo, gli Dèi, gli Uomini: il racconto del Mito, trad. it. I.Babboni, Einaudi, Torino, 2000.

[2] Si veda la definizione di Storia data da W.D. WHITNEY, The century dictionary: an encyclopedic lexicon of the English language, The Century Co., New York, 1889, p.2842, o anche in L. CRACCO RUGGINI (a cura di), Storia antica. Come leggere le fonti, Ed. Il Mulino, Bologna, 1996, p.9.

[3] Si vedano T.C. LEWELLEN, Antropologia Culturale, trad. it. Il Mulino, Bologna, 1987, pp. 97-103 e anche J.P.WILLAIME, Sociologia delle religioni, trad. it. Il Mulino, Bologna, 1996, pp. 63-90.

[4] Si pensi al recente ripristino dell’antica ‘via della seta’ nei pluri-millenari rapporti commerciali con la Cina e l’Asia centro-orientale.

[5] Storicamente, si considerano discipline umanistiche: letteratura, filosofia, storia, teologia, linguistica, filologia, semiotica, le arti e la storia delle arti. Queste fan riferimento alle antiche artes sermocinales incluse nel Trivium (grammatica, retorica e dialettica) e alle artes reales parti del Quadrivium (aritmetica, geometria, astronomia, musica), come definite da Cassiodoro. Più in generale, gli Studia humanitatis erano il complesso di «…discipline che hanno per oggetto la conoscenza dell’uomo, del suo pensiero, della sua attività spirituale e del suo comportamento attraverso i tempi», Vocabolario della lingua italiana, II Ed., 1997, IEI, Treccani, Milano, Vol. V, lemma umanistico 2, p.737.

[6] Quei pensatori che tentando di superare il Mito come racconto della verità tramandata nei secoli, la cercavano in ogni cosa praticando la Φιλοσοθια della realtà diveniente (Φύσις), annunciatasi (έπιστήμη) e manifesta (λόγος), in modo da raggiungere la σοθία assoluta e innegabile.

[7] Questa era la visione di ARISTOTELE in Metafisica.

[8] Lo Gnosticismo è un filone di pensiero che ha origini nella notte dei tempi delle civiltà orientali e mediterranee (dai Caldei di Babilonia) e si è evoluto attraverso vari sincretismi coi principali culti religiosi e misterici antichi, incluso il Cristianesimo, costantemente presente nella cultura europea, in modo più o meno evidente, fino a riemergere con la cultura New Age.

[9] Figura di pensiero introdotta da PLATONE nel Timeo e poi elaborata da ORIGENE in Contra Celsus, nella visione gnosticistica è divenuto l’Αίών supremo illuminato dalla σοθία.

[10] Derivata da PLATONE in Dottrina delle idee.

[11] Filone di pensiero antico, nato da Anassagora, Democrito e Epicuro.

[12] Questa è anche la posizione della Scienza Moderna, a partire dalle idee di COPERNICO [De revolutionibus Orbium Coelestium, 1543].

[13] Si veda H. KǕNG, L’inizio di tutte le cose, trad. it. V.Rossi, RCS, Milano, 2006.

[14] Questi erano i pilastri fondamentali del pensiero greco originario in Eraclito, Parmenide, Socrate, Platone e Astistotele.

[15] In particolare fu illuminante l’opera di S.AGOSTINO in De Magistro.

[16] L’Ellenismo si rifaceva alle antiche posizioni filosofiche del cinismo, dello scetticismo, dell’epicureismo e dello stoicismo.

[17] Si veda il Vangelo di Giovanni. Questa distinzione fra discepoli dei due principali personaggi della Bibbia avrà ripercussioni decisive nella storia ‘cristiana’ dell’Europa.

[18] Fu S.GIUSTINO a definire «…Gesù λόγος incarnato, mezzo di Dio per la nuova alleanza con gli Uomini, primogenito di una nuova stirpe di ‘salvati’ dal Giudizio Finale», e quindi a considerare Antico e Nuovo Testamento come un discorso unico, espressione della ‘Parola di Dio’ [Prima e Seconda apologia dei Cristiani].

[19] 1 Corinzi 13,13.

[20] Vedi H. RECH, Mos maiorum. La tradizione a Roma, trad. it. L.Arcella, Settimo Sigillo, Roma, 2006.

[21] Solo attuando le Virtutes e rispettando i Mores e gli Exempla del passato, gli uomini possono vivere in concordia, nella comunità unita retta dal diritto e dalla tradizione consuetudinaria sotto l’autorità dei ‘più degni’, sottomessi allo Stato che incarna il pubblico interesse. Oggi gli Stati europei vivono in pace universale perché accettano un’etica cristiana condivisa, interpretata da uno ‘stato di diritto’ fondato su antiche consuetudini giuridiche, che hanno origine nelle antiche norme del Diritto romano, nonché nella concezione del ‘bene pubblico comune’ e della autorevolezza dei capi politici-istituzionali. Questo complesso argomento viene trattato con attenzione, rispetto alla sua evoluzione nel corso della storia europea, nella Parte II.

[22] Vedi H. RECH, op. cit., p. 29.

[23] Di questo si parla in modo approfondito nella Parte V.

[24] Scuola di pensiero tardo medievale che recepiva il ritorno della ‘logica aristotelica’ in Occidente, operando un sincretismo fra la Fides cristiana e la Ratio filosofica classica, protesa alla ricerca della Verità unica. Il suo autore più famoso fu S.Tommaso d’Aquino [Summa Theologiae, 1265-73 d.C.].

[25] Si tratta dell’Umanesimo, movimento cuturale originatosi nel XIV secolo d.C. dalle corrispondenze epistolari di Petrarca e Boccaccio, i quali avevano riscoperto i classici greci e latini nella loro interpretazione storicistica e in relazione alle conoscenze scientifiche del tempo, da cui si avviò la rinascita culturale dell’intera Europa a noi nota come ‘Rinascimento’.

[26] L’Empirismo considera esistente o vero solo ciò che è sperimentabile e dimostrabile scientificamente, secondo la definizione di Hume [A treatise of human nature: being an attempt to introduce the experimental method of reasoning into moral subjects, 1739].

[27] Questa visione ottimistica del futuro guidato dalla Scienza e dalla Tecnica fu l’oggetto di una disputa letteraria [Querelle des Anciens et des Modernes, 1688 d.C.] in cui B.Le Bovier de Fontenelle affermò la piena superiorità dei moderni sugli antichi perché si servono di scoperte e innovazioni continue e camminano su una linea di progresso senza fine.

[28] Trattasi della Teoria Generale dei Sistemi elaborata da Von Bertalanffy e pubblicata la prima volta nel 1968 d.C.

[29] Argomento ampiamente trattato nella Parte II.

[30] Vedi J. BODIN, Les six livres de la Republique, 1576 d.C.

[31] Sulla teoria del ‘contratto sociale’ si vedano T.HOBBES, The Leviathan, 1651 d.C. e J. LOCKE, Two Treatises of Government, 1690 d.C..

[32] Si intende con questa espressione la visione politica che ha portato alla istituzione delle grandi organizzazioni internazionali del XX secolo d.C. (UN System) e al piano di democratizzazione dell’intero pianeta. Si veda sull’argomento N.BOBBIO, Teoria generale della politica, a cura di M.Bovero, Einaudi, Torino, 1999.

[33] Concezione chiaramente espressa nell’opera di MONTESQUIEU, De l’Esprit des lois, 1748 d.C..

[34] Conflitto che si è cercato di spiegare sinteticamente nell’Introduzione.

[35] Valga per tutti ARISTOTELE, Politica, Libri III, I.

[36] Vedi cartina 15.

[37] Vedi il celebre ‘dialogo persiano’ in ERODOTO, Storie, Libro III.

[38] Cfr. C. MOSSÈ, Alessandro Magno, La realtà e il mito, trad. it. . O.D.Cordovana, Laterza, Bari, 2003, p. 41.

[39] Questa è la posizione di J. LE GOFF in, Alla ricerca del Medioevo, trad. it. A.De Vincetiis, Ediz. Economica Laterza, Bari, 2005.

[40] Si veda M. PACAUT, Monaci e religiosi nel Medioevo, trad. it. J.Catalano, Il Mulino, Bologna, 1989, pp. 11-12.

[41]  Vedi le opere di: A.TOYNBEE, Storia e Religione. Alle radici delle civiltà, trad. it. Rizzoli, Milano, 1984; J.P. WILLAIME, Sociologia delle religioni, trad. it. Il Mulino, Bologna, 1996; C.Levi-Strauss, Antropologia Strutturale, trad. it. Il Saggiatore, Milano, 1990; L. de HEUSCH, Por une Dialectique de la Sacralité du Pouvoir. Le Pouvoir et le Sacré, in Annales du centre d’Etude des religions, 1962.

[42] Vedi M. WEBER, Economia e Società, 1922, trad. it. Edizioni di Comunità, Milano, 1980, Vol.I, Cap. 1, Concetti sociologici fondamentali, e Vol. II, Cap. 5, Sociologia della religione.

[43] Si vedano le teorie giuridiche e politiche sullo Stato elaborate in epoca moderna, a cominciare dalla prima enunciazione del concetto di ‘comunità politica’ autonoma formata da un popolo e un territorio circoscritto che si trova nell’opera Il Principe di N. MACHIAVELLI, 1532.

[44] Si veda l’opera AA.VV., Storia vissuta del popolo cristiano, direzione di J. DELUMEAU, cura di F. BOLGIANI, trad. it. SEI, Torino, 1985.
[45] Vedi il capitolo UNA PERIODIZZAZIONE POSSIBILE.
[46] Essi sono: il ciclo delle vite in cui si trasmigra (Samsāra), la legge della remunerazione delle azioni (Kárman), la parola creatrice (Vāc), le norme giuridico-religiose per ogni essere vivente (Dharma). Inoltre, Dio-Padre è la coscienza allo stato puro (Purusha) che pervade ogni essere vivente ( o Anima) insieme allo Spirito Santo divino (Ātmā), entrambi sottomessi alla volontà suprema di Dio (Manu). Che ha una personalità divina (Īshwar) da cui discende la Trimurti Brahmā – Śiva – Vishnù, divinità a cui afferiscono rispettivamente le tre principali figure umane: sacerdoti (Brāhmani), nobili guerrieri-re (Ksatriya) e maestri incarnazioni divine (Avatàr). Da Dio-Padre promana il Demiurgo (Bhagavān), che ha modellato il Trimundio, il luogo dove convivono tutte le incarnazioni dello spirito (Ātmān) e della mente (Manas), oltre il velo dell’illusione (Māya) che separa il mondo fisico e apparente terreno dalla realtà ultima. Il Demiurgo è il generatore della triade principale degli Dei (Sadhia) della luce (Sol), del fuoco sacro (Agni) e del vento/energia (Vāyu), progenitori del Pantheon divino (Devá), di cui fan parte gli Eroi, i Semidei e gli Augusti. In origine, Dio-Padre si unì alla Dea-Madre (Aditī) generando 12 cd. ‘figli del Sole’ (Āditya), ossia i reggitori del cosmo, fra cui vi erano: il primo Re della Terra (Yama) nonché padre dei fondatori delle più antiche civiltà umane (Osiride, Gilgamesh, Sargon ‘detto il grande’), il custode e giudice dell’intero cosmo (Varuná) e il re dei pianeti celesti, nonché capo dei guerrieri, uomo universale e amico degli uomini, dio del fulmine della pioggia e della guerra, che si incarna in forma animale allo scopo di fecondare donne umane (o vacche) e dare alla luce le stirpi reali (Indra).
[47] Vedi Y.N. HARARI, op. cit., p. 29.

[48] Vedi cartina 19.

[49] Quando la Regina Elisabetta II passerà il trono ai suoi discendenti la dinastia regnante (in linea maschile) diventerà quella dei Mountbatten, un ramo cadetto della casata Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg-Beck di Danimarca,che in linea femminile deriva dall’antica famiglia di Assia che nel XIX secolo d.C. diede origine alla Casa di Battemberg.

[50] A questo punto, ritornano alla mente due importantissimi saggi della letteratura europea [Così parlò Zarathustra di C. NIETZCHE e Il tramonto dell’Occidente di O. SPENGLER].

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