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LA DISINTEGRAZIONE DELLA CHIESA

chiesa cattolica

San Pietro

Nei precedenti articoli, abbiamo compreso come la storia dell’integrazione europea sia indissolubilmente legata alla storia del Cristianesimo. Che è anche storia della Chiesa Cattolica Romana, per assurdo divenuta il principale elemento di disintegrazione della Ecclesia christiana! Vediamo come.

Dopo le liti col Basileus di Costantinopoli in merito alla titolarità delle potestas cristiane, di cui il Vescovo romano di arrogò quella in spiritualibus in Pars Occidens (fine V secolo d.C.), si giunse allo scontro dogmatico in merito alla questione dell’iconoclastia [726 – 843]: secondo la concezione orientale del sacro, adottata anche da musulmani ed ebraici, le divinità non potevano essere rappresentate nelle immagini, a differenza di quel che invece praticava la Chiesa romana con la figura di Cristo.

La lunga contesa divenne l’occasione per i sacerdos dell’aristocrazia clericale romana per rompere definitivamente i legami con Costantinopoli e legarsi alla nuova potenza militare occidentale: i Franchi. Avvenne che, approfittando della regnanza della Basilissa Irene considerata illegittima in quanto donna, il Papa offrì a Carlo Magno la corona di Imperatore durante la messa di Natale dell’800, con tanto di cerimonia regale che riprendeva le liturgie dell’antico Impero romano. Il sovrano franco fu incoronato da Leone III, eletto e contestato da una fazione delle famiglie papaline (cd. “Nobiltà Nera”) che dovettero però soccombere davanti alla presenza del nuovo Defensor Fidei occidentale.

Ovviamente, l’accordo con i Franchi non piacque ai Bizantini (che intanto avevano cambiato dinastia, alla casata Frigia tramite il matrimonio con una nipote di Irene), i quali concessero al Carolingio il titolo di Imperator Christianorum, posto un gradino sotto: ad esso erano sottomessi tutti i vassalli dell’Imperium in Pars Occidens, nonché lo stesso Papa. Questo schema perdurò per secoli, in un periodo buio per la Chiesa che fu oggetto di continue lotte di potere e protagonista di episodi “barbari”, come il processo al cadavere di Papa Formoso o le manovre di potere di Marozia, amante, moglie e madre di pontefici, che comandò a San Pietro per decenni, cui potrebbe far riferimento la leggenda della “Papessa Giovanna” (IX secolo).

Il soglio pontificio era da sempre un affair dell’antica famiglia dei Tuscolo, feudataria del nucleo originario del Patrimonium Petri e salita sul soglio papale già nel V secolo con San Leone I “detto magno” (colui che aveva fermato Attila). Ritornata con Benedetto VIII (un nipote di Marozia), fra scandali, corruttele, omicidi e morti sospette degli stessi Vescovi di Roma (il nipote, Benedetto IX, vendette il titolo e se lo riprese per ben tre volte!), capeggiò la fazione che combatté contro i Papi “non romani” del X secolo, scelti dagli imperatori Ottoni e Salici per sviluppare la missione evangelica, fra cui Silvestro II (Gerberto d’Aurillac) che fu il mentore dell’imperatore Ottone III.

Il giovane sovrano sassone era nipote di Basilio II e Costantino VII dei Macedoni, che avevano debellato i Bulgari e ricostruito l’antico Imperium Romanum insieme al Reich e ai Principi dei Rus’ (vedi articolo precedente): progetto osteggiato dalle antiche famiglie papaline romane/ebraiche, probabilmente responsabili della morte del puer rex  mentre era in attesa dell’arrivo a Roma della promessa sposa Zoe, figlia di Costantino VII. Che tornò quindi a Costantinopoli e regnò per decenni, insieme ai suoi numerosi mariti e alla sorella “porfirogenita” Teodora (l’ultima dei Macedoni), nel periodo in cui si consumò lo “scisma d’Oriente” della Chiesa bizantina-ortodossa sulla delicata questione del “filioque” (quindi ancora una volta sulla figura del Cristo e a causa di una donna…).

Quello fu un momento di rottura totale, sia in Occidente che in Oriente: infatti, nella capitale imperiale salì sul trono Isacco I, capofila di un gruppo di dinastie (Comneno, Dukas, Angelos, Lascaris) che resse l’Impero fino al XIII secolo, probabilmente discendente da antiche gens romane e imparentate ai Carolingi; a Roma, invece, ebbe inizio l’epoca “ribelle” della Chiesa Romana, guidata da Papa Gregorio VII e dal “partito guelfo”. Il nuovo eletto sancì la supremazia del Papa sull’intera Ecclesia Universalis (quindi anche sul Basilues!) e il diritto-potere di scomunicare qualsiasi fedele dal dovere di fedeltà al signore (che era il fondamento del Feudalesimo!), nonché la summa potestas in spiritualibus da cui conseguiva il suo ruolo di lex divinis animata, che consentì ai pontefici di emanare norme di Diritto Canonico. Intorno ai Papi andò così a formarsi un gruppo di potere che faceva capo alla dinastia dei Guelfi-Brünswick, nata dall’unione della casata estinta dei Welfen (re di Borgogna) e degli Estensi, possidenti di enormi latifondi e feudatari in Germania (Baviera e Sassonia) e in Italia (Tuscia e Canossa).

Quel che seguì fu l’ininterrotta lotta di potere fra famiglie papaline romane/ebraiche ed imperatori occidentali e orientali: la “lotta per le investiture” [1076-1022], per il potere di nomina a funzioni civile dei vescovi nel Reich; il confronto giuridico sulla lex regia, che secondo i Papi era di loro competenza (Decretum Grazianii, 1140), da cui si addivenì al compromesso del Diritto comune (“utrumque ius”); la guerra finale dei guelfi contro gli imperatori Svevi (casa di Staufen), che vide l’interferenza dei Papi nelle vicende politiche imperiali (elezione di Ottone IV) e alleati agli Angioini di Francia (regno che grazie alla contesa infinita fra le potestas universalis cristiane si era resa indipendente nel 1215!).

Nel contempo, la Chiesa romana aveva avviato una vasta strategia anti-imperiale che portò: alla destabilizzazione dell’Impero bizantino con la IV Crociata (1204), diviso fra le dinastie “guelfe” fiandresi e i legittimi titolari; alla destituzione della famiglia imperiale occidentale e ad un lungo periodo di Interregnum (1257-1273) manipolato dai Papi, conclusosi con la vittoria militare e l’incoronazione di Rodolfo I d’Asburgo; alle Crociate in Terra Santa (ma poi ne seguirono altre, più cruente, contro i Vendi e i catari), che portarono allo scontro totale coi mussulmani Selgiuchidi e all’istituzione degli ordini dei monaci-guerrieri legati e fedeli univocamente al Papa (fra cui i Cavalieri Templari); sostenuti economicamente e sul piano logistico dalla Congregazione di Cluny, anch’essa organica al Patrimonium Petri e coinvolta nella Reconquista della Spagna e nel network finanziario costruito dai Templari.

Un sistema di potere economico e politico che divenne, a lungo andare, inviso ai re cristiani europei: al punto che Filippo IV di Francia compì un atto inaudito, sequestrando il pontefice Bonifacio VIII dopo che questi ebbe ribadita la supremazia papale e istituito la teocrazia romana (“bolla Unam Sanctam”, 1302). Fu l’inizio dell’epoca più difficile della Ecclesia Christiana, ridotta in “cattività” ad Avignone, guidata da Papi scelti dal sovrano francese e sostenuti dai regni occidentali, mentre il Reich e il resto delle monarchie europee tenevano per l’”antipapa” romano. Venne definito “Scisma d’Occidente” e durò fino al 1417, quando le famiglie romane dovettero allargare il soglio pontificio ad altre ricche famiglie italiane (superando un divieto che durava da oltre mille anni!), costituendo giuridicamente lo Stato della Chiesa (1378).

Sembrava la fine di un’epoca nera, invece ne seguì una anche peggiore. Infatti, i Papi continuarono a considerarsi “re supremi della cristianità” e iniziarono a partecipare ai conflitti bellici in Italia, nel tentativo di riunificare l’antica Diocesi ed estromettere per sempre le potenze straniere. Nonostante la Pace di Lodi (1454), lo stato papalino mosse guerra alle signorie del centro Italia (soprattutto coi Borgia), si immischiò nella contesa aragonese-francese sul Regno di Napoli e partecipò alla Lega di Cambrai contro la Repubblica di Venezia (1508), che provocò la fuga dei ricchi banchieri e mercanti verso i Paesi Bassi e l’Inghilterra.

Nel XVI secolo, la Chiesa Romana era ormai sinonimo di “corruzione” per i fedeli di tutta Europa: un luogo dove gli scandali (molti Papi avevano amanti e conducevano una vita dissoluta, Alessandro VI ebbe persino dei figli!) e le pratiche simoniache non mancavano. Fu proprio la concessione (remunerata) delle indulgenze (che servirono alla costruzione della Basilica di San Pietro in Vaticano) a provocare l’insurrezione del mondo germanico e a scatenare la Protesta. Dapprima fu Enrico VIII dei Tudor a dichiararsi capo della Chiesa Anglicana (replicando il modello cesaropapista bizantino), staccando così per sempre l’isola britannica dall’Ecclesia Universalis Christiana. Quindi fu il momento dei principi del Reich che abbracciarono le “Tesi di Lutero”, fino al punto di dichiarare guerra all’Imperatore (Lega di Smalcalda, 1531): il risultato fu una nuova scissione, questa volta delle diverse “confessioni” protestanti che, nei decenni a seguire, portarono alla formazione delle “chiese del nord”. Lo stesso Carlo V aveva avuto difficoltà a rapportarsi coi pontefici, tanto da consentire il “sacco di Roma” (1527) per porre fine alle intemperanze dello Stato della Chiesa e del suo più potente alleato, il re di Francia, aprendo così la strada al Concilio “controriformista” di Trento (1545-1563).

Ma l’Ecclesia Universalis Christiana, nata dall’antico Impero romano (vedi articolo), ormai era definitivamente infranta e l’unità persa per sempre. Come potrete scoprire leggendo il mio saggio.

 

Per approfondire la storia della Chiesa Romana, leggi anche questo libro.

Della Chiesa cattolica si parla anche nel mio libro
STORIA DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA IN 2500 ANNI

storia dell'integrazione europea

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