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LA PASQUA NELLA STORIA DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA

Pasqua cristiana

Oggi i Cristiani di tutto il mondo festeggiano la Pasqua della Resurrezione del Cristo. Una ricorrenza annuale celebrata da quasi duemila anni, ossia da quando Gesù di Nazareth è venuto per annunciare il messaggio di amore e di vita eterna per tutti coloro che lo avrebbero creduto. Un evento che ha cambiato per sempre la Storia umana e la storia dell’integrazione europea.

Il termina Pasqua deriva dall’ebraico pesach, tradotto pascha in aramaico, e sta ad indicare il ricordo della fuga dall’Egitto e della liberazione del “popolo di Dio” dalla soggezione al Faraone. Fatto raccontato nel Vecchio Testamento e divenuto il punto di svolta della storia degli Israeliti: la loro guida, Mosè, scelto da Yaweh a tale scopo, compì una serie di prodigi dinnanzi al Sovrano d’Egitto, che rappresentava il potere regale e divino in Terra, dopodiché guidò le dodici tribù di Israele fuori dal Regno degli Egizi, dapprima nel Sinai, quindi in Palestina.

In quel frangente, Dio raccomandò ai suoi fedeli di segnarsi col sangue dell’agnello, nella notte in cui sarebbe passato a portare la morte fra gli Egizi. Dopodiché intimò loro di ripetere ogni anno la cerimonia in ricordo, col sacrificio e il pasto dell’agnello senza avanzarne. Rito che in parte venne integrato nella celebrazione della Pasqua dei Cristiani (in parte debitori/eredi del culto ebraico), quando tradizione vuole che si mangi carne d’agnello per rinnovare l’Alleanza con Dio attraverso il sacrificio.

Infatti, la Pasqua cristiana ricorda la resurrezione di Cristo, atto d’instaurazione della Nuova Alleanza fra gli uomini e Dio per l’avvento del suo regno in Terra, avvenuta dopo la passione di Gesù e il suo passaggio di iniziazione/purificazione. A differenza della festa ebraica, questa celebrazione non è stata imposta da Dio o da Cristo ma fu definita dal Concilio dei Vescovi nei primi secoli del Cristianesimo, composta dall’Ultima Cena, dalla Via Crucis e dalla Messa di Resurrezione (o rinascita) di Gesù. La data non è fissa ma dipende dal ciclo naturale degli astri: nella prima domenica dopo il plenilunio di Primavera, corrispondente all’Equinozio (che secondo alcuni era la vera data di nascita del Nazareno, il quale per altri invece non è mai esistito).

Qui si apre un grande tema, che è quello della storicità dei fatti raccontati dal Nuovo Testamento, in particolare dai quattro Vangeli canonici: trattandosi di testi antichi e conosciuti sin dai primi decenni dopo la morte di Gesù, per la gran parte degli storici sono considerati documenti originali e quindi attendibili. Gli autori sarebbero alcuni Apostoli o Discepoli del Cristo, quindi suoi contemporanei, che avrebbero lasciato un ricordo scritto di quegli eventi incredibili, avvenuti in un angolo sperduto dell’Impero Romano. Che ha sempre documentato ogni atto pubblico, ma di quell’episodio non ha conservato tracce… Del profeta Yoshua si parla anche nel Corano, nonché in altri cd. “vangeli apocrifi” e in innumerevoli scritti antichi sopravvissuti al rogo della Biblioteca di Alessandria e alla censura del potere. Per cui non resta che crederci, oppure no.

In ogni caso, rimane importante la similitudine fra la Pasqua ebraica (di cui peraltro si hanno tracce solo nella Bibbia…) e quella cristiana: per i primi, era il guado del Mar Rosso quale “passaggio alla liberazione”, abbandonando il vecchio per una nuova vita sconosciuta alla ricerca della Terra Promessa; per i Cristiani, diviene il passaggio alla “nuova vita” grazie al sacrificio dell’Agnello di Dio (Agnus Dei), morto in croce per la salvezza di tutto il genere umano, che tornerà per salvare i credenti e portarli nel Nuovo Regno in Terra. Questa fu la credenza dei Cristiani per duemila anni e fu la concezione alla base di tutta la storia dell’integrazione europea.

Il Messiah di Nazareth è detto anche “uomo pesce” (Ichthys in greco): era una figura dell’antica tradizione mediorientale, quella dell’uomo “unto da Dio” per governare il suo regno. Divenne il simbolo dei primi re cristiani, da Clodoveo I dei Franchi unto con l’Ampolla Santa dal Vescovo San Remigio di Reims, un rituale ripetuto per tutti i sovrani francesi fino alla Rivoluzione Francese. Fu anche il primo esempio di un mito europeo, come lo era la figura del pesce, il simbolo dei primi Cristiani perseguitati, poi ripreso dal ciclo bretone nel “Re-Pescatore” che deteneva il segreto del Graal e lo trasmetteva ai suoi discendenti, e infine ai Cavalieri della Tavola Rotonda. Questi erano dodici, come gli Apostoli di Gesù nel’’Ultima Cena, altro rituale di iniziazione alla religione cristiana in cui la comunità dei fedeli si divide il corpo (pane) e il sangue (vino ) di Gesù Cristo, «in sua memoria».

Fu l’atto fondativo di una religione incentrata sulla “resurrezione del Figlio dell’Uomo” e sulla missione di evangelizzazione delle gentes nel mondo (cd. “gentili”): questa fu la storia dell’integrazione europea e del Cristianesimo per duemila anni, interpretata e ricordata sia dalla liturgia pasquale del Cristianesimo, sia dall’arte e dalla cultura europea per secoli. Per tutta l’età medievale e buona parte di quella rinascimentale, infatti, le vicende narrate nella Bibbia, i suoi personaggi e le simbologie afferenti, sono divenuti il soggetto unico dell’intera produzione artistica/culturale europea, di cui conserviamo quasi tutto ancora oggi. Si pensi, ad esempio, all’affresco “Ultima Cena” di Leonardo.

Ma si potrebbe parlare anche delle “reliquie pasquali”, usate in età medievale per rinsaldare la fede ed erigere templi cristiani tuttora esistenti: dalla “Vera Croce” ai chiodi della crocifissione, dalla “Lancia di Longino” al volto della “Veronica”, fino al sudario della “Santa Sindone”. Con Giuseppe d’Arimatea, che raccolse “il sangue di Cristo” nella coppa divenuta il Graal, ha inizio un’altra ricca tradizione legata al culto celtico del vaso e della pietra magica (filosofale), che ebbe un’enorme importanza nella storia dell’integrazione europea. Dalle prime missioni dei monaci itineranti irlandesi, che attraversarono l’Europa Occidentale per convertire i barbari (dalla fine del V secolo d.C.) e posero le fondamenta della nuova chiesa cristiana, fra quelle gentes che non erano mai state romanizzate.

Esistono altri aspetti connessi alla Pasqua cristiana, di cui parlo nel mio saggio.
Gesù fu arrestato per aver sobillato il Tempio di Gerusalemme e venne condannato dal Sinedrio del Tempio per essersi fatto passare per “figlio di Dio” e aver predicato per anni diversamente dalle Scritture. Fu infine crocifisso dai Romani per sedizione, con un cartello che lo additava a “Re dei Giudei”: cosa narrata dalle Sacre Scritture, dove egli risulta un discendente in linea diretta, sia per parte di madre che di padre, di Davide, il primo Re di Giuda e di Israele “unto dal Signore”, della tribù di Giuda. Gli appartenenti alla “Casa di Davide” (Sion) sono ancora oggi tenutari del titolo regale, nonché capi della comunità ebraica mondiale, nell’attesa della venuta del messiah ebraico.

Perché gli ebraici non hanno mai riconosciuto Gesù nel redentore atteso e predetto dal Vecchio Testamento, motivo per cui ne imposero lo condannarono a morte ai Romani, i quali non avendo validi argomenti per farlo, alla fine, lo giustiziarono per aver sobillato la folla ed essersi presentato come “re del mondo”, in antagonismo al Divus Caesar regnante nell’Imperium Romanum.

Questo tema divenne centrale nella guerra fra i Cristiani e i pagani durante i primi secoli del Cristianesimo, fino alla conversione di Costantino e alla trasformazione dell’impero in teocrazia, assumendo la missione di diffondere l’Evangelo e di difendere la Ecclesia: fu il compito principale dell’Imperatore dei Cristiani dal 391 fino alla sua scomparsa, nel 1919, tramandato nei secoli col rito dell’incoronazione e dell’unzione a Roma. Rituale che richiamava direttamente la figura di Cristo e segnò l’intero corso della storia dell’integrazione europea. Nel ricordo della Pasqua eterna.

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IL LUNGO SECOLO DELLA DISINTEGRAZIONE EUROPEA

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Ripercorrendo a ritroso nel tempo il cammino della storia europea, se nel XX secolo le due guerre mondiali hanno trasformato l’antico continente in uno degli scenari di geopolitica globale, sottoponendolo all’autorità internazionale delle due superpotenze e delle grandi organizzazioni universali, il “lungo secolo” che va dalla seconda metà del Settecento alla fine del XIX secolo aveva posto le base per la sua disintegrazione.

Questa affermazione che può sembrare illogica, facendo riferimento al processo di integrazione comunitaria di cui abbiamo parlato in un altro articolo (link), riguarda in modo diretto tutta quella che era stata la storia europea sin dalle sue origini. Infatti, se si rivolge lo sguardo all’antico passato e all’intero percorso millenario che i popoli europei hanno affrontato, s’intuisce immediatamente che l’epoca iniziata con la Rivoluzione Francese (che a sua volta seguiva gli esempi inglese e olandese) ha rappresentato il momento di rottura del processo evolutivo di integrazione europea.

Nel periodo che va dal 1760 circa al 1884 è talmente ricco di avvenimenti innovativi e stravolgenti che gli effetti li stiamo vivendo ancora oggi in tutta Europa.

Sul piano geopolitico, infatti, si ebbe il ritorno del “centro europeo” costituito dagli stati rinati di Germania e Italia (scomparsi alla fine del X secolo, inghiottiti dal Reich), a discapito del millenario Sacro Romano Impero la cui data di estinzione è il 1806, trasformatosi in Impero asburgico (sotto il diretto dominio della casata alsaziana) e nella Confederazione Germanica, per volontà di Napoleone I.

Personaggio che contribuì decisamente al “cambiamento” in atto, sia stravolgendo la cartina politica continentale, sia rompendo una serie di tradizioni millenarie di cui la storia europea precedente era ricolma: infatti, il piccolo generale corso, divenuto Imperatore al termine della tragica Rivoluzione popolare francese, mandò in soffitta in un colpo non solo l’antico Impero cristiano ma anche la Chiesa romana, il Regno di Napoli e di Sicilia, le Repubbliche marinare di Genova e di Venezia, il Palatinato del Reno e il Langraviato di Turingia (feudi di antichissima origine), nonché il giovane Regno dei Paesi Bassi e la Confederazione dei Cantoni svizzeri, annessi all’Impero dei francesi e trasformati in repubbliche popolari.

Inoltre, il Bonaparte apportò riforme al diritto civile europeo (tuttora vigente un po’ ovunque) e diffuse, volutamente, l’ideale della libertà e della democrazia fra i popoli assoggettati al Reich o alle altre monarchie assolutiste/illuminate, instillando quel germe della ribellione che esplose poi maturo coi Moti del XIX secolo, animati dalla nuova cultura che si andava diffondendo in Europa, con epicentro proprio a Parigi (la “ville lumiere”), dell’illuminismo e dell’anticlericalismo.

Il “background” storico-culturale di questa rivoluzione di pensiero e costumi aveva radici nei decenni precedenti, ossia nella ribellione dei sovrani europei alla pesante interferenza e tracotanza della Chiesa romana nei loro affari interni, ancorché nella polemica di natura politica sul cd. “giurisdizionalismo” e sull’istituzione dell’Indice ai testi dei grandi pensatori illuministi (giudicati eretici dai Gesuiti), che portò a molte scomuniche e condanne nei confronti di movimenti emergenti (giansenisti, massoni, illuministi), allo scopo di riproporre il dogma sull’infallibilità del Papa.

Argomenti che suonarono “vecchi” al tempo della prima grande industrializzazione inglese, che animò l’embrione del ceto che dominerà l’epoca moderna, la borghesia, spingendo parte delle élite dominanti ad abbracciare l’illuminismo o le altre forme di Cristianesimo non ortodosso (cd. “irenico” / “illuminato”) e a ridimensionare l’entità e la presenza della Chiesa negli stati cattolici europei.

Fatti che si accompagnarono ad altri fenomeni di ampio respiro, che cambiarono le cose in modo decisivo e tuttora persistente. In molti stati vennero avviate “riforme” di tipo amministrativo, per rafforzarne la burocrazia e la divisione dei poteri politici e sottrarli così al sovrano assoluto (“Leviathan“). La propaganda protestante del Nord-Europa si fuse con l’etica pseudo-cristiana dei “razionalisti” dando vita alle teorie sul progressismo, sul dominio della scienza e delle tecnica, sui diritti umani e sul cosmopolitismo. Era una rivoluzione copernicana, rispetto alle concezioni ecclesiali-tolemaiche e allo stile di vita tradizionalista che si promanava in tutta Europa sin dai tempi più antichi.

Tra le principali trasformazioni iniziate a fine Settecento citiamo: lo “stato moderno” sovrano e centralizzato, gestito dalle corti e dai burocrati, secolarizzato e liberale; l’economia capitalistica, dei commerci globali e dell’agricoltura meccanizzata; nuove forme di società dove prevalevano la mobilità, il pluralismo dei ceti, la tolleranza religiosa e di pensiero, i corpi sociali intermedi, la “sovranità popolare” e gli interessi dello stato; l’affermazione del “giuspositivismo” e del diritto statuale, in luogo degli antichi diritti romano e canonico; infine, il sempre maggiore utilizzo delle scienze e delle discipline tecniche nella gestione pubblica, l’istituzione delle scuole pubbliche e delle università laiche, lo sviluppo delle città quali “centri di potere” ove irradiare il civismo cosmopolita, l’urbanizzazione e l’immigrazione dalle campagne.

I frutti di questa propaganda si raccolsero in epoca post-napoleonica: infatti, se la Conferenza di Vienna aveva ripristinato la situazione politica ex-ante, stabilendo il principio di equilibrio fra gli stati, favorevole allo sviluppo del mercato continentale che tanto interessava alla Gran Bretagna, protetto da alleanze fra Imperi a difendere lo status-quo e la Cristianità (Defensor fide) dai Turchi, gli anni successivi assistettero a processi politici e sociali enormi, sui quali probabilmente agiva la mano esperta di qualche dinastia regnante…

Nel 1830 si resero indipendenti il Belgio, cattolico, liberato dai protestanti olandesi e da secoli di dominio diretto degli Asburgo, posto in mano alla dinastia tedesca dei Sassonia-Coburgo-Gotha (che regnava già anche in Sassonia e al fianco della Regina Vittoria in Gran Bretagna e in seguito anche in Portogallo e Bulgaria) e la Grecia, liberatasi dal giogo mussulmano (dopo quasi quattrocento anni!) grazie all’aiuto delle potenze cattoliche europee, che infatti poi misero sul trono un membro dell’antica casata dei Wittelsbach.

L’esempio ellenico spinse gli altri antichi popoli balcanici, sul finire dell’Ottocento, a ribellarsi al dominio del Sultano di Costantinopoli per ottenere l’indipendenza, così formando i nuovi regni di Romania, Bulgaria e Serbia. Anch’essi però divennero feudo delle casate tedesche dei Wettin e degli Hohenzollern, fra le più antiche feudatarie del Reich e detentrici dei giovani regni di Sassonia e di Prussia. Creati ad hoc da Napoleone nel 1806 all’interno della Confederazione del Reno, assieme a quelli del Württemberg (alla dinastia Urach), di Baviera (Wittelsbach) e di Hannover (Guelfi-Brünswick-Lüneburg): nomi che ritornano.

Già dalla fine del XVIII secolo d.C., l’Europa era sotto il controllo di poche dinastie di ascendenza germanica (anche i Romanov dal 1762 d.C. erano stati sostituiti dalla dinastia regnante in Svezia degli Holstein-Gottorp, ramo cadetto della casa di Oldenburg che teneva anche i troni di Danimarca e di Norvegia). Mentre delle antiche stirpi ‘italiane’ o franche sopravvivevano solo i Savoia e i Borbone, nonché gli Asburgo che potevano vantare una vaga ascendenza carolingia insieme ai Principi di Assia. Le dinastie etniche (visigoti/celtiberi, franchi, anglosassoni, scandinavi, slavi, lituani, russi, boemi, magiari, etc.) che avevano dato origine e forma ai rispettivi regni cristiani, erano ormai scomparse e le continue guerre dell’età moderna avevano stravolto il quadro politico europeo, trasformandolo in consesso di potere gestito da pochissime dinastie tutte imparentate fra loro (nel mio saggio lo definisco “club Europa”): un’oligarchia dinastica che ha guidato l’Europa negli ultimi secoli e l’ha condotta alla situazione attuale del cd. “Nuovo Ordine Internazionale”.

Il Congresso di Berlino (1884) fu la loro apoteosi, con la spartizione del mondo in “sfere di influenza” coloniali e dell’Europa in blocchi stabilizzati, utili solo ai disegni egemonici di von Bismarck. Il quale aveva condotto la Prussia a conquistare la libertà dagli Asburgo, fondando il Secondo Reich e creando il nuovo (bari-)centro del continente insieme all’Italia, aiutata a completare il suo processo di indipendenza dal dominio imperiale franco-asburgico, iniziato qualche tempo prima sotto la guida dei Savoia-Carignano.

Due importantissimi disegni politici che poterono realizzarsi nella situazione sociale e politica dell’Ottocento, intrisa di moti popolari e nazionalistici, del progressismo e della Rivoluzione industriale che ormai dilagava in tutta Europa, con trasformazioni economiche che condussero anche alla fine della “servitù della gleba” in Russia. Una condizione ideale per la nascita di nuovi soggetti sovrani, come il Liechenstein (retto dall’omonima dinastia), il Lussemburgo (in mano ai Orange-Nassau-Weilburg, ramo cadetti della dinastia regnante in Olanda), la Serbia (includeva Albania, Montenegro-Principato e Macedonia, in mano agli Obrenovic), il Principato di Monaco (famiglia Grimaldi) e la Repubblica di San Marino, di fondazione medievale.

Spariva definitivamente lo Stato della Chiesa, annesso al nuovo Regno d’Italia (1871), mentre la Polonia veniva spartita fra Russia, Prussia e Austria (1795), insieme alle future repubbliche baltiche, e si assisteva al cambio della dinastia regnante in molti stati (Danimarca, Grecia, Portogallo, Russia e Svezia). La Spagna viveva un lungo e difficile trapasso dai fasti dell’impero coloniale alla crisi dinastica dei Borbone, fino alla concessione di una Costituzione che diventerà un modello globale. Altra grande innovazione dell’epoca, infatti, furono le carte costituzionali o dei diritti civili e di libertà, “concesse” dai sovrani d’Europa per tenere buoni i popoli in rivolta, sobillati dalle massonerie, dal culto della borghesia e dalla trasformazione economica in atto. Che aveva fra i suoi pilastri la formazione dello “Zollverein”, l’embrione dell’attuale mercato unico europeo, ideato dal solito Napoleone, col quale però finiva la “grandeur” francese e la pretesa egemonia geopolitica sul continente iniziata con i Valois.

Argomenti tuttora attuali e su cui torneremo nei prossimi articoli.

Leggi l’Articolo precedente.

A questo proposito, può tornare utile il mio saggio STORIA DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA IN 2500 ANNI, cui è dedicato questo sito.