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IL RUOLO DI AUGUSTO NELL’INTEGRAZIONE EUROPEA

storia dell'integrazione europea

La storia dell’integrazione europea deve molto ad Augusto, il primo imperatore della tradizione europea: a partire dalla sua epoca, che vide la nascita di Gesù in Palestina, le sorti degli Europei divennero comuni ai Romani e in seguito ai Cristiani. Anche se egli non immaginava tutto quello che sarebbe seguito a causa della sua decisione…

Infatti, nelle Res Gestae ci racconta che a 19 anni irruppe nella scena politica per sua volontà e merito, segnando per sempre la storia dell’Europa unita. Sotto la sua guida Roma raggiunse livelli di potenza economica mai visti prima, tanto che il Senatus gli riconobbe il titolo di Augustus e fece appendere nella Curia uno scudo con le virtutes che gli si riconoscevano: coraggio (virtus), clemenza (clementia), giustizia (iustitia) e l’adempimento dei doveri verso uomini e Dèi (pietas). Egli rimase al potere per oltre cinquant’anni come leader del nuovo ordinamento cui diede il nome di Principatus, ove interpretò il ruolo del Consules ben 13 volte e quello del Pontifex per tutta la vita: celebre è la sua statua con il velo sul capo, come quella di Prima Porta che lo ritrae invece nelle vesti di Imperator. Statue erette in tutto l’Impero romano anche a sua insaputa, cosa che combatté sempre perché non voleva celebrazioni, essendo già sufficiente essere il Caesar filius divus. In effetti, trascorse tutta la vita nella sua angusta e austera abitazione sul Palatino (vedi libro di Carandini), affianco al Tempio di Apollo fatto erigere dopo aver ricevuto la summa potestas.

Era un uomo “geniale” e abile, che agli inizi non esitò a usare i mezzi più biechi della lotta politica per arrivare al potere, piegando la legge a suo piacimento, cambiando parte politica, ingannando i rivali e gli alleati, comprando le legioni o corrompendo chiunque: il suo “capolavoro” in tal senso rimase la violazione della sacra Casa delle Vestali, per carpire il testamento del suo rivale Antonio a favore di Cleopatra, che gli permise di screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica romana. Verso costui, che era stato suo amico fedele in gioventù, non ebbe pietà nemmeno davanti al cadavere esibito come trofeo nel trionfo finale nella città eterna.

Di origini benestanti, la sua famiglia paterna proveniva da Velletri, sui Monti Albani, e suo padre Ottavio era un ricco equestre che aveva ricevuto gli onori del trionfo e il titolo di Imperator e di Console, potendo così accedere al Senato. Sua madre, Azia, per parte di padre era discendente del ramo principale dell’etnia di origine etrusca che risaliva ad Enea, mentre per parte di madre apparteneva alla Gens Julia ed era nipote di Giulio Cesare. Il quale adottò il puer e gli trasmise tre/quarti del suo patrimonio, quando fu ucciso nelle idi di marzo del 44 a.C.. Questo episodio spinse il giovane a tornare a Roma per assumere il ruolo di erede testamentario e politico del Dictator, cambiandosi il nome in Caius Julius Caesar Octavianus e riunendo attorno a sé immediatamente le truppe cesariste fedeli. Il dado era stato tratto nuovamente…

Le sue prime mosse furono per compiacere il Senato e poter giocare un ruolo attivo nella contesa con Antonio e i “cesaricidi”, che riuscì a far condannare ottenendo il titolo giuridico per la attuare la vendetta. Quindi, forzando la mano insieme alle sue legioni, ottenne l’accesso al Senato (sebbene non ne avesse alcun titolo) e anche il primo “consolato del popolo”, che sfruttò per organizzare e pagando di tasca sua giochi in onore dell’amato zio che ormai aveva trasformato in Divus.

Nei dieci anni successivi, Augusto procedette a spartirsi i territori della ResPublica con Antonio (e Lepido, fu il terzo triumvirato della storia romana), tenendo per sé l’Occidente che in seguito divenne l’obiettivo di tutte le sue azioni di conquista e civilizzazione. Quindi ottenne la vendetta su Bruto e Cassio, assassini di suo “padre”, e infine sconfisse il rivale e la sua consorte regale Cleopatra, l’ultima discendente della dinastia greca fondata dal diadoco Tolomeo (vedi articolo), divenendo così padrone dell’Egitto (una provincia assegnata alla sua persona) e dell’intero dominio imperiale romano!

Dopo aver eliminato dai giochi la famiglia degli Antonii e ogni altro avversario ancora sul campo (anche per le liste di proscrizione redatte dal triumvirato), ottenne tutto il potere che riorganizzò in modo multiforme: elevò Agrippa, suo fedele compagno e prode militare, a successore designato unendolo in matrimonio all’unica figlia Giulia (leggi l’Ara Pacis); fece attribuire alla sorella Octavia Minor la tribunicia potestas perenne, essendo madre con Antonio di due figlie da cui discesero direttamente i futuri imperatori della dinastia Gens Julia; anche la moglie Livia, esponente della ricca e gloriosa Gens Claudia, fu messa sotto protezione in quanto madre dei suoi possibili successori Tiberio e Druso, onorando così l’accordo politico e d’amore; unì i suoi nemici e alleati nel nuovo corso del Senato romano (un misto di Gens antiche e Homini novi), avviando una nuova generazione di dinastie che perdurerà fino al V secolo; chiuse il Tempio di Giano e inaugurò la Pax Augustea, facendo erigere il Foro di Augusto dedicato a Marte Ultore (vendicatore); avviò un insieme di opere edili che trasformarono la Urbs nella città di marmo ammirata per secoli.

Procedette intanto alla Riforma politica e della leadership: dai dialoghi coi suoi due fidati amici, Mecenate e Agrippa, emerse un modello di ordinamento innovativo (27 a.C.) che preservava e recuperava l’antica repubblica ma ne accentrava i poteri nelle mani del Princeps (ossia Augusto), capo dei cesaristi e detentore de facto del potere militare e politico a Roma. Un equilibrio voluto fra la figura dell’Imperator e i consigli comitali e senatorio che restituisse la pace e l’ordine, nel rispetto dell’antico diritto romano: così divenne una divinità affiancata a Roma, dea dello stato (celebrati nella enorme basilica davanti al Colosseo), e inserito nel Pantheon insieme allo zio, cui vennero dedicati due mesi dell’anno come per altri Dèi. Ora, poteva elevare nuovi “patricious” (vedi articolo) e assumere l’incarico di Pontifex Maximus, oltre che di Princeps Senatus e la tribunizia potestas che gli garantiva l’inviolabilità: un disegno di equilibrio riflesso nell’attribuzione delle province ricche al Senato e delle altre all’Imperator Maius, che vi nominava suoi Governatori di fiducia e inviava le legioni professionali, di cui era il capo supremo. Roma divenne una potenza militare senza precedenti ancora imitata oggi.

Augusto ebbe enorme influenza sulla Storia d’Europa: sotto il suo comando furono annesse la Spagna del Nord, l’intero arco alpino, le antiche regioni Illirico e Pannonia e vennero fondate nuove città (vedi l’elenco nel Sommario Parte IV), reti stradali che giungevano ovunque, archi di pace, foedus e le legio auxilia, per includere i nuovi popoli sottomessi grazie all’azione dei membri della Gens Julia (vedi articolo). Teneva in mano anche l’intera Germania fino al fiume Elba, quando l’episodio della Foresta di Teutoburgo (9 d.C.) pose fine all’espansione romana sul continente (rinunciò anche all’invasione della Britannia). Nel frattempo, riorganizzò le province italiche ed europee fino al Limes e le nominò secondo le tribù che le abitavano, segnando le cartine storiche geopolitiche per secoli con le radici europee etnico-culturali.

Molte le sue eredità nella cultura: oltre alle innumerevoli opere di natura religiosa o politica a Roma, fra cui spiccano il Pantheon, i Campi di Marzo, i teatri intitolati alla Gens Julia e i templi dedicati a Venus mater della dinastia, si ricordano gli acquedotti cittadini, il rifacimento della Curia Julia e del Foro, la nuova casa delle Vestali e i siti dediti ai riti del Lupercale dei Lari. Perché Augusto volle ripristinare la tradizione romana dei Mores e rivalutare il ruolo della donna (inventò la prima sfilata di moda), matrona e centro della vita famigliare. Infine, si circondò di alcuni dei più importanti intellettuali della storia romana, da Virgilio a Orazio, da Tito Livio a Ovidio (che però pagò a caro prezzo uno sgarbo al Principe).

Venuto il momento di organizzare l’eredità politica e giuridica della sua persona, che aveva dominato in Auctoritas ma doveva essere imitata nei fatti, accaddero le morti di Marcello, di Agrippa e dei figli avuti da Giulia, tanto che qualcuno iniziò a pensare male di Livia: così sua figlia fu unita a Tiberio ma tutto finì in malora, a causa delle fughe di lui e dei tradimenti di lei… Venuto a mancare anche Druso, l’Augustus intuì le volontà divine e impose a Tiberio di adottare il nipote Germanico (figlio di Druso e di Antonia Minor), per disegnare la successione politica con l’adoptio e l’affiancamento al trono: nacque la formula che venne ripresa e ripetuta per secoli, fino alla fondazione dell’Impero carolingio e oltre (vedi articolo). E la Gens Julia divenne la prima genealogia regale della storia dell’integrazione europea, tenendo lo scettro di Roma fino al 68 d.C..

Dopodiché poté morire, nella stessa città dove si era spento suo padre, fra le braccia dell’amata Livia e della sua amata figlia. Molte le leggende sui fatti che accaddero in quel frangente, come l’aquila che si alzò al momento della sua cremazione, insieme alla sua anima che un senatore disse di aver visto, o come la frase celebre con cui si accomiatò dal mondo: «spero che la commedia vi sia piaciuta». Un’espressione del carattere austero e ironico del primo grande sovrano della storia dell’europea unita.

 

vedi articolo precedente e successivo

 

Di Augusto si parla anche nel mio libro

“STORIA DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA IN 2500 ANNI”storia dell'integrazione europea
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