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L’ECONOMIA NELLA STORIA DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA

economia europea

L’Unione Europea è l’ultimo step del processo di integrazione europea iniziato con la ratifica dei “trattati di Roma” del 1952, coi quali si diede corpo al Mercato Unico continentale e allo spirito di condivisione e solidarietà che dovrebbe animarlo (vedi articolo). Oggi, anche grazie al Trattato di Schengen sulla libera circolazione dei cittadini Europei, lo Spazio Comune Europeo è un territorio completamente aperto all’economia di libero scambio e della concorrenza, come nella tradizione della storia dell’economia europea.

Nell’antichità greco-romana, l’attività economica era legata alla terra: agricoltura e pastorizia, proprie della specie Homo Sapiens da circa 15.000 anni (vedi libro Sommario Parte IV), sebbene il possesso dei fondi fosse in mano all’Aristocrazia, e in parte pubblica assegnata a rotazione ai cittadini-contadini. Il privilegio della proprietà terriera inalienabile (κλήρος) era giustificato dall’ascendenza divina delle famiglie gentilizie, mentre solo i “liberi” cives potevano ricevere terre pubbliche in usufrutto, o affittare quelle dei latifondisti cui riconoscevano una parte del raccolto. Tutti gli altri erano considerati “servi” (o salariati) oppure schiavi. Una cosa simile si verificava nel settore dell’allevamento, ove le mandrie erano proprietà dei ricchi possidenti terrieri o in parte di contadini autosufficienti.

Le cose erano un po’ diverse fra i popoli nomadi di provenienza scitica, che fecero il loro ingresso in Europa a partire dal VI secolo a.C.: originariamente allevatori-pastori e dediti alla caccia, o alla predazione, praticavano anche un’agricoltura rudimentale di puro sfruttamento del territorio, ivi inclusa la raccolta dei frutti selvatici. Costretti a spostarsi continuamente, erano portati allo scambio di merci, beni e manufatti coi popoli che incontravano. Anche coi Romani, che avevano eretto linee difensive delle terre dominate (Limes) per arginare le frequenti incursioni dei Germani, dei Goti e dei Sarmati. Ciò permise però di importare pietre preziose, ambra, metalli rari, pellicce o pelli di animali nordici e molti schiavi a basso prezzo, scambiandoli coi prodotti agricoli e artigianali creati dalle manifatture statali romane. Nel lungo periodo, anche i barbari preferirono la vita sedentaria garantita dall’Imperium e vi si stabilirono stabilmente nelle provincie limitari (vedi articolo).

Greci e Romani erano stati anche abili conquistatori, creando colonie ovunque in Europa. Sulle coste mediterranee sorsero importanti Πόλις autonome, legate alla madrepatria ellenica da stretti rapporti commerciali che favorivano gli scambi dei prodotti artigianali o agricoli e la diffusione della moneta. Tenuti perlopiù da cittadini liberi o da stranieri, assoldati dai latifondisti e armatori che finanziavano le imprese coloniali in cambio dei profitti, mentre a soldati e mercenari venivano lasciate le prede di guerra e spesso divenivano coloni e cittadini. I Romani seguirono uno schema simile, salvo che gli affari coloniali erano spettanza della classe degli Equites, o dei Publicani, che ottennero importanti benefici economici dalle nuove città o colonie erette in Europa centrale e occidentale. Ivi inclusi, migliaia di schivi e intere legioni di miles professionali che a fine servizio ottenevano terre coloniali o una rendita annuale (annona militaris).

Si stava già preparando la struttura sociale tipica del Medioevo: quando Diocleziano impose la riforma tetrarchica (284 d.C.), istituì il colonato, una forma di rapporto economico-giuridico fra i cittadini e i proprietari terrieri che legava i primi alla terra in cui risiedevano (vedi articolo), in cambio del pagamento delle tasse e della protezione dai latifondisti. I quali si erano rafforzati grazie alla crisi generale del III secolo d.C., incamerando le terre cedute dai contadini liberi e protette dalle milizie nelle Villae rurali, trasformate in fortezze difensive dalle incursioni di legionari e barbari. Esse divennero anche importanti centri economici autonomi produttivi e di scambio e, col tempo, attrassero numerosi abitanti dalle città ormai in declino, dando vita ad un sistema economico regolato dal baratto, dal pagamento in natura e dal rapporto di fedeltà al Signore.

Durante la guerra civile che portò all’istituzione dell’Impero Cristiano (vedi articolo), avvennero le trasformazioni che definirono la configurazione socio-economica del Feudalesimo, perdurata fino al XVI secolo, e che segnarono la storia dell’integrazione europea fino a oggi. La classe aristocratica romana, perduto il potere politico a causa del declassamento del Senatus nell’ordinamento imperiale, lo riconquistò mutandosi in casta clericale chiusa: che dalla Curia Urbes controllava nuovamente le Dioecesis in Pars Occidens e poteva trattare direttamente con i capi guerrieri barbari. Coi quali scesero a patti anche i grandi proprietari terrieri della classe equestre, preservati nelle proprietà e incaricati dei ruoli di amministrazione civile/giurisdizionale nei nuovi regna romano-barbarici in fieri nell’Europa Unita. Le cose furono un po’ diverse in Oriente, dove invece la classe popolare media riuscì a salire al potere e ad insediarsi nella Burocrazia imperiale o nelle schiere militari che, dal VII secolo in poi, divennero i veri controllori dei territori periferici nei Θέματος: terre concesse ai legionari, inalienabili, su cui pagavano tasse/tributi proporzionati, esatti dagli στρατηγός. Con la riforma della βασιλεύα voluta da Eraclio, i militari divennero la classe predominante sui senatori e i funzionari imperiali di Costantinopoli.

Uno schema socio-economico simile a quello feudale occidentale, cristallizzato da Carlo “magno” quando “renovò” l’Impero Cristiano d’Occidente (800 d.C.): ponendo al vertice della piramide i massimi funzionari imperiali e militari (vedi articolo) utili a controllare il vasto territorio assoggettato e a difendere i nuovi arcivescovadi sorti in Europa centrale e settentrionale con la missio di cristianizzazione (vedi articolo). In quell’epoca si affermò il ruolo del Cavaliere, nato come laeto al servizio dei grandi possidenti terrieri e poi resosi autonomo con la donazione di mansi, affittati ai liberi contadini in cambio della rendita necessaria a mantenere il servizio militare. Su quei siti, spesso, eressero manieri difensivi attorno a cui sorsero, nel tempo, i Borghi e i Comuni rurali diffusi in Europa dal X secolo. In molti casi, quei militari cristiani fedeli all’Imperator divennero i capostipiti delle dinastie regali e feudali che conosciamo attraverso i grandi personaggi e le Genealogie europee.

Nei secoli del tardo impero e del basso Medioevo i commerci, gli scambi e le attività secondarie rimasero in sordina, sia perché l’agricoltura ebbe un incredibile sviluppo nelle tecnologie e nelle tecniche di coltivazione, sia perché le vie terrestri verso l’Asia e l’Africa erano bloccate dalla presenza dell’Impero arabo. Emersero gli abili commercianti vichinghi, che permisero di collegare i ricchi mercati orientali agli empori di Costantinopoli, nel Mar Baltico, nelle isole britanniche e nei porti sul Canale della Manica. Da dove le merci procedevano verso l’interno del continente, facendo la fortuna delle Fiandre o della Champagne: qui si tenevano le principali fiere mercatali europee, luogo di scambio delle merci provenienti da nord con i prodotti delle tradizionali produzioni agricole mediterranee e quelli importati dai mercanti veneziani/genovesi lungo le rotte marittime controllate verso il Medio Oriente e l’Egitto.

A latere rimase florida l’attività economica gestita dalla Chiesa Romana, in gran parte dai monasteri rurali o dalla abazie distribuiti ovunque nella Ecclesia Christiana e organizzati in congregazioni molto potenti (come Cluny o i Cistercensi): proprio in quei luoghi furono inventati i prestiti (mortgage) e si continuò a percepire l’antica decima per conto dei Signori che avevano donato il fondo, solitamente insieme all’esenzione fiscale (libertas romana). In quel modo la Chiesa divenne proprietaria di immense proprietà immobili inalienabili, gestite dalla Adelskirsche fino all’XI secolo e, in seguito, mediante la rete dei vescovadi cittadini presenti ormai in tutta Europa (vedi Sommario Parte III del Libro).

Questo aspetto scatenò la Protesta del XVI secolo, che segnò definitivamente l’Europa Unita anche sotto il profilo economico: infatti, la nobiltà dei mercanti e dei banchieri, cresciuta grazie alla compravendita delle proprietà immobiliari o coi ricchi scambi commerciali con l’Oriente, erose il potere dell’antica feudalità terriera e del potere militare/clericale e si sostituì ai grandi latifondisti, introducendovi la contabilità e la tratta, trasformando l’antico “feudum” in un bene fondiario cedibile e libero dalle regalie jura. Con lo sviluppo dei servizi bancari e finanziari, a sostegno dei flussi commerciali e di import/export in grande crescita nell’età moderna, anche col contributo della Lega Anseatica, avvenne il passaggio che segnò la vera svolta della storia dell’integrazione europea dal modello antico-medievale a quello moderno, di cui potete scoprire i dettagli nel mio saggio.

Oggi l’Europa, che vanta uno dei maggiori P.I.L. al mondo, perlopiù prodotto dai settori dei servizi avanzati e della finanza, nonostante una geografia economia in gran parte ancora rurale e una cospicua politica comunitaria dedicata (P.A.C.): si affronta la crisi economica dovuta al Covid-19 con una strategia (Agenda strategica UE 2021-2027) che punta tutto sul “Green Deal”, sull’Euro digitale per il futuro (vedi news) e investe molto nello sviluppo dell’IA (news). Nella speranza che i principi della libera impresa e della concorrenza, che da sempre hanno garantito l’integrazione del mercato europeo, siano ancora rispettati insieme ai diritti dei cittadini Europei.

 

Leggi anche l’importanza dell’agricoltura e dei beni pubblici comuni per l’Europa futura.

Di Economia Europea si parla anche nel mio libro
STORIA DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA IN 2500 ANNI

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