• traduttore

IL CONSIGLIO EUROPEO AFFRONTA LE CRISI DEL XX SECOLO

Si terrà il 24 e 25 giugno un delicato Consiglio Europeo a Bruxelles, con all’ordine del giorno alcuni punti centrali nell’agenda attuale dell’UE perché legati alle crisi del XX secolo in corso: dall’epidemia Covid-19 e la campagna vaccinale in atto al PNNR, dalla gestione dei flussi migratori alle difficili relazioni con Russia e Turchia, fino all’implementazione del Next Generation Plan.

 

Le Regioni europee nella storia dell’integrazione europea

Questo saggio di S. Bolgherini pubblicato da “Il Mulino espone quali trasformazioni hanno affrontato alcune regioni europee nell’ambito del processo di integrazione europea iniziato negli anni ’50 e ancora da concludersi.

Per cogliere i meccanismi che hanno portato le regioni ad assumere un nuovo modo di gestire gli affari europei, di cui ha parlato anche il Presidente del Comitato Europeo delle Regioni nel suo recente discorso inaugurale per la conferenza sul futuro dell’Europa.

IL COMITATO DELLE REGIONI INAUGURA IL FUTURO EUROPEO

CdR discorso

Il Presidente del Comitato europeo delle regioni dell’UE ha tenuto un discorso pubblico all’inaugurazione plenaria della Conferenza sul futuro dell’Europa, in rappresentanza del  milione di politici eletti nelle amministrazioni locali degli stati membri.

La richiesta principale è di intensificare il dialogo con la cittadinanza europea, che spesso sente le istituzioni comunitarie “lontane”, sfruttando gli enti intermedi e le istituzioni locali che presidiano il territorio da sempre.

CONFERENZA SUL FUTURO DELL’ECONOMIA EUROPEA

Nei giorni fra il 14 e il 16 giugno si terrà a Milano la III Conferenza annuale di Studi Europei, dedicata in particolare alla condizione del quadro economico dell’UE e sui potenziali sviluppi prossimi futuri. Col contributo di importanti centri di ricerca europei presso gli atenei di Milano-Bicocca, ETH di Zurigo e LSE di Londra, si cercherà di analizzare le prospettive della macroeconomia del Mercato Unico, gli interventi della leva finanziaria-monetaria e le possibili politiche comuni da mettere in campo a Bruxelles.

Per registrarsi e seguire l’evento collegatevi a questa pagina.

RELAZIONE GENERALE SULL’ATTIVITÀ DELL’UNIONE EUROPEA

relazUE2020

 

La Relazione Generale della Commissione UE sull’anno 2020 spiega come l’Europa ha affrontato la grave crisi da Covid-19, considerata ormai come lo spartiacque della storia dell’integrazione europea.

Se da un lato, infatti, sono crollati molti pilastri dell’economia e delle relazioni sociali, limitate dalle norme D.A.D. e dalla prossima introduzione del Green Pass (vedi News), dall’altro si evidenzia come la solidarietà e la condivisione stiano diventando le nuove energie con cui cementare l’unione dei popoli e degli stati europei.

Chi vuole può trovare in questa pagina la “vision” della Commissione sul futuro e scaricare la corposa Relazione.

L’ INTEGRAZIONE NELLA CITTADINANZA EUROPEA

cittadinanza europea

Nella cronaca quotidiana o nell’agenda politica europea capita spesso sentir parlare di Integrazione, in riferimento ai flussi di immigrati che entrano nel nostro territorio per rimanervi stabilmente. Ogni stato europeo attua la propria politica in merito a se e come accogliere o respingere le persone provenienti dall’estero, nel rispetto delle norme internazionali in materia di trattamento dello straniero, e con quali modalità concedergli il permesso di soggiorno ed, eventualmente, la cittadinanza. L’UE da par suo si occupa (o dovrebbe) invece della gestione dei rifugiati di guerra, dei richiedenti asilo politico e dei profughi dalle regioni del mondo dissestate.

Il termine immigrazione però è utilizzato impropriamente: nel vocabolario di lingua italiana, infatti, ha significato ben diverso (v. Treccani), ossia il rendere intero, pieno, perfetto ciò che è imperfetto, incompleto, insufficiente a uno scopo, aggiungendo quel che manca con mezzi opportuni. Nel campo del diritto, l’integrazione di un contratto sottintende a tutte le conseguenze di legge e gli usi che riconducono allo stesso. In ambito sociale, peraltro, integrarsi a vicenda indica l’unione o fusione di due o più elementi che si completano. Ancora, in ambito politico, l’integrazione fra stati implica che l’attuazione di una cooperazione regolata da organi sovranazionali, per unificare le risorse attraverso il coordinamento dei mezzi e delle capacità.

È ciò che avvenne in Europa nel secondo dopoguerra quando fu avviato il processo di integrazione fra gli stati sovrani che, oggi, chiamiamo Unione Europea (leggi l’articolo).

Peraltro, se il termine integrazione ha origine dal latino “integratio” (con influenza), è nella lingua inglese che il lemma “integration” assume il valore di incorporazione o assimilazione di un individuo o gruppo etnico in una organizzazione o gruppo sociale o comunità costituita, in opposizione a “segregation” che è un’esperienza tipica del mondo anglosassone. Appare evidente il senso e la funzione cognitiva differente fra le due accezioni, per cui quella comune europea sembra riferirsi a un processo di armonizzazione fra parti per qualche motivo separate ma “naturalmente” correlate, mentre nella versione inglese presuppone un rapporto di iniquità fra le parti, che siano esseri umani o stati/persone giuridiche.

Rimanendo sull’accezione più diffusa nell’opinione generale, ossia l’immigrazione di persone o gruppi di diversa nazionalità che intendano stanziarsi stabilmente in un paese, si potrebbe considerare l’integrazione come un processo “interno” ai sistemi complessi (in questo caso, l’Europa unita politica) e quindi pensare alla Cittadinanza Europea come strumento di integrazione dei popoli europei (nel senso comune) o degli stranieri/extracomunitari (in senso inglese), nell’ambito dello Spazio Comune (o Economico) Europeo.

Attualmente l’istituto della Cittadinanza Europea rientra nell’articolato del Trattato di Maastricht (1992), cui aderiscono 27 stati (dette “parti”) nella forma giuridica più evoluta del processo di integrazione europea che è l’Unione Europea (da cui è uscito il Regno Unito nel gennaio 2020). Il testo siglato nella cittadina olandese contempla la formula dei cd. “Tre pilastri” dell’organizzazione politica in fieri, ossia: le Comunità Economiche (C.E.), la Politica Estera e di Sicurezza Comune (P.E.S.C.), la Cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale. Qui si afferma che la Cittadinanza Europea (regolata dagli artt. 20-25 del T.F.U.E.) “prevalga” su quella attribuita dagli stati membri (parti), come stabilito dalla “sentenza Micheletti” della Corte di Giustizia della Unione Europea nel luglio 1992, riconoscendo i diritti di libera circolazione e di soggiorno nell’intero Spazio Europeo, di voto attivo/passivo nelle elezioni comunali e per il Parlamento Europeo, nonché alla tutela diplomatica internazionale e alla facoltà di presentare petizione alle istituzioni comunitarie.

Gli stati membri dell’Unione Europea (assoggettati alla normativa di cui sopra) sono però liberi di stabilire le proprie norme di concessione/ritiro della cittadinanza agli stranieri, col risultato di annoverare una gamma di politiche di immigrazione e di cittadinanza differenti. Che spesso sono superate con accordi bilaterali e raramente si conciliano con le norme comunitarie in materia di permesso di soggiorno e libera circolazione e della stessa Cittadinanza Europea. E adesso, col “green pass” in via di definizione da parte della Commissione UE, la situazione diverrà più complicata: da quando esistono gli stati sovrani (leggi), infatti, il rapporto di cittadinanza è sempre stato considerato materia rientrante nella cd. “domestic jurisdiction”, per cui l’UE che è organizzazione volontaristica e pattizia deve necessariamente avere l’accordo di tutti i membri per imporre normative che superino i diritti statutari.

La principale differenziazione si ha sulla concessione della cittadinanza in funzione della nascita: vigente lo jus sanguinis in quasi tutti gli stati membri, ad eccezione di Germania e Francia dove invece prevale uno jus soli condizionato (anche nel Regno Unito), significa che ogni essere umano abitante sul territorio dello Spazio Comune è cittadino dello stato da cui provengono i genitori, ossia la Patria di elezione, oppure per unione matrimoniale. Grazie al Trattato di Schengen, costoro possono “circolare liberamente” nell’UE e stabilirsi dove ritengono di potersi realizzare come persone o nella professione, senza perdere la propria cittadinanza d’origine o dover necessariamente acquisire quella del paese di stabilimento. Mentre nella formula dello jus soli il legame è col luogo di nascita (“natio”).

Considerate che il concetto di Cittadinanza ha origine antica, originariamente nelle Polis greche ove la civiltà europea ha le radici (vedi articolo), e contemplava i diritti economici e politici nonché quelli sociali e religiosi, assieme ai fondamentali doveri tributari e militari. Diversamente da Roma che invece considerava la valenza politica del Civis Romanus associata ai membri della comunità politica dell’Urbs: rispetto allo straniero, l’antico diritto romano riconosceva l’hospitalitas, precetto fondamentale per poter accogliere i gruppi sempre più numerosi di goti e germani che, a partire dal III secolo d.C., iniziarono a penetrare il Limes settentrionale per stanziarsi stabilmente nel territorio dell’Imperium (leggi l’articolo relativo). Quei “barbari” son divenuti nel corso dei secoli i cittadini dei moderni stati europei membri dell’UE.

L’allargamento dell’Impero Romano a gran parte del territorio continentale europeo (leggi) aveva avviato due percorsi paralleli:
A) la concessione di hospitalitas permise di adire al diritto di stanziamento (Foedus), per quei popoli che al decadere dell’Imperium in Pars Occidens formarono i “regni barbarici” (V secolo d.C.), poco tempo dopo adattati a regna integranti l’Imperium Romanorum rappresentato da Bisanzio e retti da un diritto misto locale e dal Codex. Nell’Impero Cristiano il cives romanorum (Constitutio Antoniniana, 212 d.C.) intanto era divenuto “cristiano” e, con l’avvento della Res Publica Christiana, anche suddito del Papa e/o dell’Imperatore;
B) l’antico cives “libero” dell’Impero venne trasformato in “Colono” (Colonato) con la “riforma tetrachica”, stabilendo un legame indissolubile con la terra, che in epoca medievale fu basilare a definire il rapporto feudale fra sudditi e Signori. Il legame stabile popolo-territorio, in seguito, consentì di formare gli Stati nazionali sovrani (in applicazione del brocardo Superiorem non reconosces, dal XIII secolo d.C. in avanti), coi quali ebbe inizio la disintegrazione dell’Europa cristiana e l’età moderna (vedi articolo), portando l’Europa a cinque secoli di guerre continue, a colonizzare il resto della Terra applicandovi lo schiavismo, a due guerre mondiali nel XX secolo d.C. e, infine, al processo di integrazione europea in atto…

La convergenza dei percorsi A e B ha condotto alla concezione dei “Diritti Umani universali dell’uomo”, inscritti nella Dichiarazione ONU di Parigi del 1948, che sono diretta emanazione dell’antica concezione romana del rapporto con lo straniero nel segno dei valori cristiani. Non è difficile, così, trovare le radici dell’antico uso (e poi diritto) romano nella definizione di “asilo” (da Asylium) o di “cittadino” (da “civis”) e le strette correlazioni con la legislazione attuale in tutti gli stati europei e nel diritto internazionale.

Nel mio saggio, l’integrazione europea viene considerata un processo di lunghissimo periodo iniziato con la “romanizzazione” e “cristianizzazione” dei diversi popoli stanziali in Europa, di origini etniche, culturali, linguistiche e storiche comuni, di cui il libro fa un’attenta ricostruzione (vedi Sommario Parte IV). Pertanto, nel 1957 d.C. si è ripreso un processo iniziato oltre 2500 anni per creare una civiltà antica ma rinnovata, differente e particolare, incentrata attorno al pensiero greco, al diritto romano, al Cristianesimo e al mito ancestrale.

In tal senso, la Cittadinanza Europea elevata a IV Pilastro dell’Europa Unita potrebbe ovviare alle divergenze normative fra stati membri e portare a compimento la storia dell’integrazione europea.

Per approfondire ecco un libro che parla della Cittadinanza Europea.

Per approfondire la storia e le dinastie regali europei, chiedi le Appendici.

Smart City: come ridisegnare l’Europa Green futura

Due giorni (9-10 Giugno 2021) dedicati a come disegnare le Smart City europee e renderle partecipe del network continentale in fieri (Marketplace): un forum ricco di spunti, cui parteciperò la Commissione UE per riaffermare la sua strategia green e promuovere questa innovazione sociale con importanti ricadute ambientali ed economiche. Per chi fosse interessato, l’evento è online e ci si può registrare qui.

L’Europa Unita è la lezione della Storia: parola di Kohl

kohl

Helmut Kohl, uno degli statisti più importanti della recente storia dell’integrazione europea si confida in un’intervista in Italia, raccontando come grazie alle buone relazioni con vicini ed alleati potenti la Germania sia riuscita a riunificarsi nel 1991 e a diventare nuovamente il cuore del Reich europeo, recuperando quel sogno di comunità di pace e prosperità nelle diversità inseguito da millenni, di cui parlo nel mio saggio.

Il Futuro dell’Europa deve essere anche democratico!

Questo è il sunto delle opinioni espresse da diversi soggetti della società civile radunati in un workshop tenuto dal Comitato Economico e Sociale Europeo nell’ambito dell’annuale Giornata dedicata appunto ai cittadini europei.
Con la partecipazione di diverse istituzioni UE, i rappresentanti delle organizzazioni e dei network civili europei e altri ospiti di provenienza extra-europea si sono trovati di comune accordo nel ribadire che per uscire dalla crisi epocale provocata dal Covid-19 non saranno sufficienti la strategia green e il piano di digitalizzazione del continente, ma servirà una politica che valorizzi sempre più i corpi intermedi, l’economia sociale di mercato e la cultura.

L’Europa da i voti sul Recovery Plan.

Nella riunione odierna (31 maggio) si tiene la conferenza annuale del Gruppo di Presidenza semestrale dell’UE, dove la Commissione Economica e Sociale Europea valuterà i prospetti degli stati membri sul progetto comune “PNRR” e darà i suoi giudizi, in particolare sul rispetto dei diritti sociali dei cittadini europei e della strategia europea di conversione energetica, che trasmetterà al Consiglio Europeo sul “Recovery Fund” del 28 giugno pv.